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Base balneare: con queste disposizioni affossata l’accoglienza sulle spiagge

Il rischio adesso per le spiagge italiane e per l'Italia in generale è quello di essere meno attraenti delle spiagge di Malta, Cipro e Croazia

Genova. Tra gli ombrelloni in spiaggia la distanza dovrà essere almeno di 5 metri tra una fila e l’altra, e di 4 metri e mezzo tra ombrellone e ombrello accanto. È una delle indicazioni contenute nel documento relativo alle attività ricreative di balneazione pubblicati sul sito dell’Inail, realizzati in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità (Iss), con il contributo si legge nella bibliografia di Legambiente.

“Questo documento – spiega Bettina Bolla, presidente della Base Balneare – insieme alla mancanza di  aiuti economici e di certezze giuridiche riguardo all’estensione delle concessioni al 2033 promesse dal ministro Franceschini, fa mancare le condizioni necessarie minime per l’inizio della stagione e molte spiagge non apriranno, causando enormi problemi ai comuni e giocoforza alle destinazioni turistiche”.
Misure strettissime, protocolli inappropriati rischiano di diventare un ostacolo insormontabile per i gestori degli stabilimenti balneari, preoccupati per loro stessi, ma anche per una crisi che travolgerà tutti i settori del turismo.
“Lascia sbigottiti – tuonano dalla Base Balneare – la sproporzione delle misure adottate che stanno affossando l’accoglienza balneare”.
Il rischio adesso per le spiagge italiane e per l’Italia in generale è quello di essere meno attraenti delle spiagge di Malta, Cipro e Croazia dove si parla solo genericamente di prescrizioni per accogliere quei turisti che staranno alla larga dall’Italia, “penalizzata da una politica sbagliata, che non sa prendere decisioni ma che subisce quelle di altri, devastando l’offerta turistica nazionale, già annientata da campagne pubblicitarie denigranti da parte di altri paesi europei che creano tra l’altro corridoi atti a saltare l’Italia per convogliare i turisti altrove”.
La richiesta al governo è che vengano ascoltati gli esperti del settore, provando a mettere insieme regole di buon senso: “o ci tenete chiusi e ci date dei sussidi o in mancanza di liquidità ci permettete di lavorare, sgravandoci da responsabilità che non è giusto addossare a imprenditori italiani, per un virus che è arrivato indisturbato in Italia, travolgendo e massacrando la nostra economia già compromessa. Se la stagione non parte, si apriranno mesi di incertezza legati a un’economia che per l’80 per cento ruota intorno all’estate, al mare e a tutto il suo indotto, distruggendo l’economia non di un settore ma di interi territori e dell’Italia intera”.