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Lunedì in piazza?

Arcelor Mittal chiede altra cassa integrazione, lavoratori pronti a sciopero e corteo. Oggi l’incontro con il Prefetto

Erano rientrati da due settimane 650 lavoratori su 1001, ora si tornerebbe a 450

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Genova. Lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano pronti a sciopero e corteo già lunedì mattina se Arcelor Mittal non ritirerà la richiesta di cassa integrazione per Covid che vuole rinnovare per altre 5 settimane, da lunedì 18 maggio al 21 giugno.

Per questo oggi alle 15 i segretari di Fiom, Fim e Uilm incontreranno il prefetto Carmen Perrotta a cui ieri hanno spiegato la situazione in una lettera. Ecco il testo:
“Nelle scorse settimane – riassumono i segretari -l’azienda ha chiesto di ripartire formalizzando alla Prefettura le richieste e le motivazioni. Siamo arrivati ad avere 650 lavoratori su 1001 in produzione ma oggi abbiamo scoperto che, senza un motivo comprensibile, si torna a circa 450 con tutti gli altri in cassa integrazione”.

Per i sindacati “queste scelte sono il frutto delle scelte nazionali sul futuro industriale del gruppo AMittal in Italia che spingono al disimpegno ma vengono giustificate dal Covid-19″. Per tali ragioni non abbiamo accettato tale logica e non abbiamo firmato la procedura di cassa Integrazione dichiarando insieme alla Rsu di fabbrica l’immediato sciopero fino a lunedi riservandoci di decidere altre iniziative”.

Per il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro “l’azienda deve ritirare la cassa per Covid-19 che a questo punto è illegittima e non può essere utilizzata per coprire scelte di mercato o crisi aziendali”.

Per i sindacati genovesi, ma analoga situazione si sta verificando anche a Novi Ligure dove Arcelor ha improvvisamente richiesto la cassa per tutto lo stabilimento, dietro a queste richieste ci sarebbe una regia generale del gruppo che deve determinare o meno la propria permanenza ed il piano industriale per l’assetto futuro.

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