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Distanziamento sociale?

Varo ultima campata, i cronisti finiscono nel “recinto” alla faccia delle misure di sicurezza

"Ci vuole più rispetto per il lavoro di chi ha il dovere di informare l’opinione pubblica"

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Genova. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Gruppo Cronisti Liguri, associazione Liguri giornalisti, sulle condizioni nelle quali si sono trovati a lavorare ieri, in occasione della cerimonia di varo dell’ultima campata del ponte di Genova, diversi giornalisti e foto e videoperatori.

“Arriva il presidente del Consiglio nel cantiere che sta ultimando il nuovo ponte della Valpolcevera. Una piccola folla di tecnici e operai, autorità e chissà chi altri circonda Giuseppe Conte. Sono tutti vicini, vicini. Più distanti, solo i giornalisti. Imbrigliati tra un terrapieno e una transenna. Vicini, vicini, loro malgrado. Conte si intravede per pochi istanti. Qualcuno prova a porgere, urlando, una domanda. Il premier tira dritto, forse non ha sentito, forse… I colleghi della stampa estera non hanno alcuna necessità di filtrare eventuali tracce audio: hanno da tempo abbandonato il luogo della cerimonia.

Ci vuole più rispetto per il lavoro di chi ha il dovere di informare l’opinione pubblica. Siamo consapevoli che in questa stagione non sia possibile azzerare il rischio, ma dubitiamo che confinare tanti colleghi in un angusto recinto sia il modo migliore per consentire loro di raccontare un evento che si vorrebbe simbolo della ripartenza di un territorio più volte ferito e talora vilipeso. Si rischia la salute e non si rende un buon servizio ai cittadini”.

Nel corso della mattinata anche la Cgil Liguria ha commentato negativamente ciò che è accaduto: “Il giorno dopo la cerimonia sul completamento del Ponte di Genova lo posso dire senza temere strumentalizzazioni. Dalle sconcertanti immagini postate sui social si vede chiaramente come non vi siano state le minime condizioni di sicurezza per i giornalisti mandati a seguire l’evento” così Fabio Marante segretario regionale Cgil Liguria.

“La sicurezza in cantiere vale per alcuni e per altri no? La struttura commissariale ha predisposto il solito “recinto” per i giornalisti che si sono dovuti ammassare senza potersi distanziare a meno di fallire il servizio: non solo non hanno lavorato in sicurezza, ma probabilmente non sono stati nemmeno nelle condizioni di fare domande”, aggiunge Marante.

Le immagini di ieri hanno dimostrano come la struttura commissariale non sia stato in grado di garantire la distanza tra le persone. “Anche in questa occasione chiediamo alle istituzioni, in primis al sindaco Bucci che è il commissario straordinario di quel cantiere, alle forze politiche, agli imprenditori di non derogare alle regole se non si è in grado di farlo nel modo corretto  – dice Marante – la mia solidarietà e quella della Cgil va a tutte le giornaliste, ai giornalisti e a tutti gli operatori dell’informazione che ieri, nella giornata mondiale della salute e della sicurezza sul lavoro, hanno dovuto lavorare in quelle condizioni”.

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