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Pioggia di soldi pubblici per le tv private liguri: oltre 700 mila euro dal Ministero dello sviluppo economico

Sempre più evidente il divario nel quale si trovano gli editori nativi digitali a dover competere in una condizione di svantaggio

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Genova. Come ogni anno il MISE, ministero dello sviluppo economico, ha pubblicato sul proprio sito la graduatoria delle televisioni e radio private che accedono ai contributi previsti.

I requisiti di ammissione al contributo tengono conto di un numero minimo di dipendenti e giornalisti in regola con i versamenti dei contributi previdenziali  che l’emittente deve avere per il marchio e la regione per i quali presenta la domanda di accesso ai contributi.

Per la nostra regione i requisiti principali sono: minimo 11 dipendenti (di cui 3 giornalisti), impegno a non trasmettere programmi di televendita nelle fasce tra le 7 e le 24 superiori al 40% relativamente alla domanda per il 2018. Percentuale che scenderà al 30% relativamente alla domanda per il 2019 e 20% . E ancora adesione ai codici di autoregolamentazione su televendite, tutela dei minori e avvenimenti sportivi; aver trasmesso nell’anno solare precedente a quello della presentazione della domanda, almeno due edizioni giornaliere di telegiornali con valenza locale. E infine la regolarità nel pagamento dei contributi e diritti amministrativi dovuti dagli operatorie di rete al Ministero.

Il fondo nazionale per il 2020 vale oltre 40 milioni di euro, alle due uniche televisioni regionali liguri sono arrivati rispettivamente 468.276,65 € , quattrocentosessantottomiladuecentosettantasei euro, a Primocanale e poco meno della metà a Telenord ovvero 207.765,14 €. La tabella è pubblicata qui . Per completezza di informazioni hanno ricevuto fondi anche due TV provinciali liguri per un totale di meno di 40mila euro.

Il settore delle televisioni e delle radio private è l’unico in Italia a ricevere contributi diretti assieme al mondo dell’editoria quotidiana, con una grossa differenza che mentre i contributi a radio e tv commerciali è erogato anche a quelle che hanno scopo di lucro, il fondo per l’editoria tradizionale è riservato a cooperative non a scopo di lucro e no profit.

Nonostante questa pioggia di denari pubblici, costante negli anni basti pensare che nel 2019 gli stessi due editori avevano ricevuto rispettivamente 471.365,82 € Primocanale e 198.911,76 Telenord (Vedi tabella), nei giorni scorsi, in un emendamento approvato al decreto Cura Italia a firma di Antonio De Poli (Udc) si è aggiunto un credito di imposta del 50% dei canoni di locazione per i mesi da marzo a giugno 2020 e, infine, un credito di imposta del 50% per le utenze di energia elettrica previste nello stesso periodo.

In questo scenario è sempre più evidente il divario nel quale si trovano gli editori nativi digitali a dover competere in una condizione di svantaggio, non solo per la totale mancanza di contributi, diretti o indiretti, ma anche per la preferenza che le istituzioni, nazionali e locali, hanno nell’erogare campagne pubblicitarie prevalentemente alle tv piuttosto che ai mezzi digitali, anche quando questi hanno una circolazione ben maggiore rispetto a quello delle televisioni.