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Pasqua senza pasticcerie aperte, Ascom: “Perché una colomba si può vendere al supermercato e non da noi?”

Le pasticcerie e gelaterie della provincia di Genova non possono vendere né una semplice confezione di fette biscottate per la colazione né una colomba o un uovo per festeggiare la Pasqua

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Genova. “Una colomba per Pasqua si può acquistare al supermercato, magari dopo una lunga coda per entrare, ma non nella pasticceria sotto casa. Perché? Per una inspiegabile scelta nella individuazione delle attività che possono stare aperte a seguito delle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19”, è la rimostranza da parte di Ascom Genova.

“Il risultato è che un numero importante di imprese che fanno parte a pieno titolo della filiera alimentare e che potrebbero garantire un apprezzato servizio di prossimità sono costrette a non poter esercitare l’attività di vendita – se non nella modalità home delivering – senza una fondata ragione di carattere sanitario”, fanno notare dall’associazione di categoria.

“Il paradosso più eclatante – dice Giacomo Tagliafico, Presidente dell’Associazione Pasticcerie FEPAG-CONFCOMMERCIO Genova – è quello delle pasticcerie: aperte se operano con il codice di attività 47.24.20, chiuse se il codice di attività è 56.10.30. Fanno entrambe la stesso mestiere ed usano gli stessi prodotti, ma le prime sarebbero compatibili con le misure di contenimento del contagio, le seconde no”.

Le pasticcerie/gelaterie della provincia di Genova non possono vendere né una semplice confezione di fette biscottate per la colazione né una colomba o un uovo per festeggiare la Pasqua.

“Abbiamo accettato e condiviso con grande senso di responsabilità – dichiara Alessandro Cavo, Presidente FEPAG-CONFCOMMERCIO Genova – la decisione di sospendere l’attività di somministrazione effettuata dalle nostre imprese per evitare assembramenti. Ma qualcuno ci deve spiegare perché non sia possibile la vendita dei nostri prodotti con le stesse modalità, anche di carattere sanitario, che vengono adottate in tutti gli altri esercizi commerciali attualmente aperti. Stiamo sopportando, come tutti, sacrifici enormi con l’aggravante di avere in magazzino merce che rischia di deteriorarsi, affitti da pagare, scadenze di pagamento solo rinviate e nonostante questo ci viene impedito di dare poter lavorare anche nelle forme oggi consentite ad altre imprese. Questo è inaccettabile”.