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Storia infinita

Nodo ferroviario di Genova, allarme dei sindacati: “Cassa integrazione in scadenza per 50 lavoratori”

Chiesta la clausola sociale per il passaggio a Cociv alla ripresa dei lavori (che sono ancora fermi)

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Genova. “Vogliamo chiarezza sul nodo ferroviario di Genova: sulla riapertura che non può essere più posticipata e sul futuro dei cinquanta lavoratori ex dipendenti Astaldi che sono in cassa integrazione fino al 20 giugno”. Lo affermano in una nota i sindacati liguri degli edili mentre sono ancora fermi al palo i lavori del passante indispensabile per il funzionamento futuro del Terzo Valico.

Dopo la crisi di Astaldi nel novembre 2018 e l’arrivo due mesi fa del commissario Calogero Mauceri, nominato dal ministero dei trasporti a capo del progetto unificato che ha accorpato le due opere, l’emergenza coronavirus ha ulteriormente dilatato i tempi. L’affidamento diretto a Cociv, che assumerà l’eredità di Astaldi, dovrebbe arrivare entro metà maggio. Nel frattempo ci sono circa 50 lavoratori attualmente in cassa integrazione che attendono di essere ricollocati.

“La cassa integrazione straordinaria scadeva il 20 maggio. Abbiamo chiesto ad Astaldi ti interromperla ed attivare quella per Covid-19 che permetterà di allungare gli ammortizzatori sociali fino al 20 giugno – spiegano in una nota i segretari generali liguri di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil Liguria Mirko Trapasso, Andrea Tafaria e Federico Pezzoli -. Per questa ragione abbiamo chiesto urgentemente un incontro a Rfi, Cociv e al commissario Mauceri per affrontare la cosiddetta clausola sociale che dovrà riguardare i lavoratori, operai, tecnici ed impiegati che non hanno trovato nel frattempo ricollocazione e quelli che operavano già nei cantieri ma che la crisi di Astaldi non ha consentito la loro riassunzione”.

Un’opera che, come ricordano i sindacati, avrebbe dovuto essere ultimata nel 2016 mentre i lavori sono attualmente fermi al 28%. L’ultimo obiettivo, prima della pandemia, era quello di arrivare alla scadenza del 2023 con entrambe le opere completate, ma il nuovo stop prolungato rischia di mettere ancora in discussione il cronoprogramma.

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