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In prima persona

Mi hanno rubato la mascherina dalla cassetta della posta e ho provato molta tristezza

Perché chi l'ha fatto forse non sa che saranno distribuite di nuovo gratuitamente, non sa che non servono a difendersi dal virus, non sa che ha rotto il patto di solidarietà tra cittadini oggi più importante che mai

Generica

Genova. Non per eroismo ma per ipocondria faccio parte di quella schiera di italiani che hanno preso molto sul serio la questione del lockdown e, pur potendolo fare, essendo una giornalista, non esco mai di casa. Questa mattina, però, intorno alle 7 mi sono arresa all’altra emergenza sanitaria in atto oltre a quella pandemica – la spazzatura che non buttavo da due settimane – e mi sono diretta ai più vicini cassonetti.

Nell’atrio del mio palazzo, un piccolo edificio anni Cinquanta con una decina di interni, ho realizzato che finalmente, il giorno prima, era arrivato il postino con le tanto anelate mascherine. Le “chirurgiche”, come dovremmo tutti iniziare a chiamarle. Bene, quando ho scoperto che quelle inserite nella mia cassetta (rotta e difettosa come migliaia di altre cassette in tutta la città) erano sparite non mi sono neppure sorpresa, o arrabbiata.

Con i sacchetti della differenziata ancora in mano, sotto a una statuetta della madonna illuminata giorno e notte (cosa che mi fa, quella sì, arrabbiare perché non vedo come mai si debba pagare una bolletta salata per un simulacro neppure venerato da tutti gli inquilini), sono stata invasa da una profonda tristezza.

Tristezza, perché credo che chi ha rubato le “mie” mascherine viva in un mondo dove homo homini lupus, credo che sprechi un sacco di energie a cercare di essere più furbo di qualcun altro, credo che non abbia gli strumenti per sapere che – ad esempio – la prossima settimana una nuova tornata di mascherine chirurgiche gratuite sarà consegnata attraverso la rete delle farmacie e delle edicole, e che in caso di necessità basterà chiamare la protezione civile per averne delle altre.

Tristezza perché credo che, se chi mi ha rubato la mascherina chirurgica non ne aveva abbastanza per i propri familiari, forse non ha mai capito che quegli oggetti non serviranno a difenderli dal virus ma a evitare che loro stessi lo propaghino.

Tristezza perché penso che chi oggi ruba una mascherina con il semplice gesto di mettersela in tasca, magari ieri ha provato ed è riuscito ad accedere ai voucher spesa da 100 euro senza averne davvero diritto, magari “dimenticando” di barrare una casella, oppure ha provato ed è riuscito a ottenere i 600 euro per i liberi professionisti anche se non ha davvero avuto un calo di fatturato.

Per me essere rimasta senza la mascherina griffata dalla protezione civile regionale non è altro che uno spunto narrativo: chi me l’ha rubata, forse, mi ha persino fatto un favore. Ma per molte persone, quella “chirurgica”, è il simbolo della presenza delle istituzioni, e purtroppo – come per mille altri ambiti – si rivela metafora di come basti davvero poco a far saltare un sistema di tipo assistenzialistico, emergenziale, paternalistico. Oggi più che mai, se non ci comporteremo in maniera solidale, se proveremo a fare i furbi, se ragioneremo in termini egoistici, andremo davvero poco lontano.

P.S. Qualche ora dopo aver scritto questo articolo un vicino di casa mi ha offerto una delle sue mascherine chirurgiche, ancora sigillata. Lo ringrazio.

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