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Lutto

Il Covid si porta via il più grande critico d’arte italiano, Germano Celant era genovese

Teorico e fondatore del movimento dell'Arte Povera ma anche direttore artistico e curatore delle principali strutture museali ed esibizioni del mondo

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Milano. Aveva 80 anni, dopo un mese di ricovero e una serie di miglioramenti e ricadute il suo corpo si è arreso al Covid-19. Germano Celant era nato a Genova, in una famiglia che amava definire “modesta”, nel 1940 ed è proprio qui che alla fine degli anni Sessanta, con una collettiva alla galleria La Bertesca, diede la spinta definitiva al movimento definito dell’Arte Povera.

Celant era ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano. Aveva manifestato i primi sintomi di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti dove aveva partecipato a un evento, l’Armory Show. Lascia la moglie Paris Murray e il figlio Argento Celant.

Forse il massimo critico d’arte italiano della fine del Novecento e dei giorni nostri è noto come fondatore di Arte Povera (anche se lui chiedeva di non indicarlo così) raccogliendo a sé un gruppo di artisti italiani del calibro di Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Pino Pascali ed Emilio Prini.

E’ stato direttore artistico della Biennale di Venezia e recentemente della fondazione Prada. All’estero ha collaborato con le principali strutture museali: dal Guggenheim Museum di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Royal Academy of Arts di Londra per citarne solo alcune.