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Fase due, la ‘ripartenza’ psicologica ancora più delicata del lockdown: “Ennesimo adattamento, serve gradualità”

I consigli dello psicoterapeuta per superare paure eccessive una volta usciti dallo spazio protetto delle mura domestiche

Genova. Lunedì a Genova, primo giorno di libera uscita per passeggiare in virtù dell’ordinanza della Regione Liguria sui volti semicoperti dalle mascherine si intravedevano le espressioni più disparate.

Chi aveva gli occhi lucidi passeggiando in zona porto antico e guardando il mare, chi con il volto tirato e mille ansie faceva la coda al supermercato, qualche coppia mano nella mano, qualche ‘mini assembramento improvvisato di persone, magari vicini di casa, che si sono ritrovate per caso in strada. Non c’erano le folle no, perché i timori sono ancora tanti e a molti la libertà ritrovata – che sarà sancita lunedì con l’entrata in vigore del dpcm del governo Conte sulla base due – fa ancora un po’ paura.

Perché ormai lo abbiamo capito tutti: quella che abbiamo ritrovato non è la libertà che avevamo prima e non lo sarà per molto tempo. E così anche la ripartenza, al pari del lockdown, sarà una fase psicologica delicatissima con cui gli stessi esperti devono ancora fare i conti.

“Forse sarà una fase ancora più delicata rispetto al lockdown – spiega Davide Prestia psichiatra e psicoterapeuta della clinica psichiatrica del San Martino – perché in fondo allo stare chiusi in casa dopo la resistenza iniziale ci eravamo quasi abituati, avevamo trovato i nostri ritmi di vita e instaurato le nostre abitudini. Eravamo convinti che dopo questa fase tutto sarebbe finito, il virus sarebbe magicamente scomparso e noi avremmo riavuto la nostra vita di prima”.

Ovvio che non è così e la riconquistata libertà ha forti limiti: “E’ una libertà che sa di non libertà e non solo: ci impone un’assunzione di responsabilità nella gestione della vita quotidiana che prima dovendo semplicemente stare a casa non era necessaria. Questo crea ansia e incertezza per il futuro”.
A subire lo choc peggiore saranno le persone che in questo periodo non sono proprio uscite di casa, come i bambini e gli adolescenti ma anche tutti quelli che hanno avuto poche occasioni per rendersi conto di quanto stava accadendo: “Molte persone hanno potuto affrontare questo periodo con una sorta di negazione perché visto che erano obbligate in stare in casa si sentivano in uno spazio protetto e, se è vero che guardavano telegiornali o sentivano notizie, potevano comunque continuare a vedere come un qualcosa di lontano la sé questa situazione. Ora, dovendo uscire non possono più farlo e dovranno confrontarsi con un mondo che non è quello che avevano lasciato, fatto di mascherine, assenza di abbracci e baci, distanziamento sociale”.

Il consiglio? “Riprendere a svolgere le normali attività in maniera graduale perché anche questo cambiamento necessiterà di una fase di adattamento. Bisogna accettare che si tratterà di cambiamenti a lungo termine da affrontare con equilibrio. E’ inutile lasciarsi andare a entusiasmi eccessivi ma nemmeno farsi guidare dalla paura ma occorre ad accettare il fatto che la situazione è incerta e sfugge al nostro controllo”.