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Fase due, Cuocolo: “Il governo accentra ed esclude il Parlamento, ma le Regioni devono poter agire in base alle specificità”

Il costituzionalista: "Ancora un dpcm che esclude il Parlamento". Liguria verso "ordinanze tematiche per mettere ordine al disordine"

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Genova. E’ ancora una volta il dpcm lo strumento legislativo scelto dal Governo per normare la vita di cittadini e imprese, incidendo ancora pesantemente sui diritti costituzionalmente garantiti. Per le misure che entreranno in vigore il 4 maggio il Parlamento (che è stato chiamato a convertire solo un decreto legge dai contenuti molto generali) viene nuovamente escluso così come sono escluse le Regioni che pur hanno potere normativo concorrente o esclusivo su diversi ambiti. E’ su questi due aspetti non certamente secondari che si concentrano le perplessità di Lorenzo Cuocolo, professore ordinario di diritto comparato e membro della task force nominata dal governatore Toti per la gestione amministrativa della fase 2, rispetto all’ultima misura emanata dal presidente Conte.

Del primo aspetto il professore aveva già parlato con Genova24 in questo articolo, ma a distanza di due mesi dall’inizio dell’emergenza, le scelte stridono in modo ancora più palese con i dettami della Costituzione.

– Ancora una volta è un dpcm a dire cosa le persone possono o non possono fare…
Un conto poteva essere la prima emergenza – spiega Cuocolo – ma ora parliamo di gestione della ‘fase 2’ che anche facendo un discorso filosofico indica in sé che non siamo in piena emergenza. Tutti i giuristi si aspettavano a questo punto un atto avente forza di legge perché è necessario che si realizzi pian piano un ritorno alle regole della Costituzione e se il Dpcm formalmente lo è visto che dipende da un decreto legge in fase di conversione, non lo è nella sostanza perché il dettaglio di misure che incidono ancora una volta sulle libertà fondamentali sono affidate a un provvedimento che non prevede il vaglio delle Camere.

– Fra l’altro emanato una settimana prima di entrare in vigore
Appunto. C’era tutto il tempo di emanare un decreto legge specifico che avrebbe firmato il presidente della Repubblica e poi presentarlo al Parlamento che avrebbe potuto svolgere la sua funzione di controllo apportando modifiche o correttivi.

– Molte critiche sono arrivate anche rispetto al mancato coinvolgimento delle Regioni
Come ha detto la presidente della Corte costituzionale Cartabia in questa fase di emergenza è importante rispettare il principio di leale collaborazione tra i diversi livelli di governo previsto dalla Costituzione. Fra l’altro il Governo anche con questo provvedimento non motiva mai il titolo in base al quale interviene. E’ ovvio che la Costituzione prevede spazi di intervento del governo ma ci sono ambiti come la sanità o la protezione civile dove la competenza è concorrente e altri che sono temi di esclusiva competenza delle Regioni.

– Per esempio?
L’industria, il commercio, il turismo e ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. Per fare un esempio: se la Regione Liguria volesse riaprire gli asili nido potrebbe farlo. Invece l’impostazione del Dpcm è sempre la stessa: decide tutto il governo e le Regioni possono intervenire al massimo con norme più restrittive.

– Serve un correttivo?
Io mi sarei aspettato già in questo Dpcm e a questo punto mi auguro nel prossimo un recupero degli spazi legislativi per le Regioni anche in via sperimentale: lo schema ideale potrebbe essere di creare delle ‘forchette’ nell’ambito delle quali le Regioni possano agire in base alle loro specificità perché è evidente che tra le Regioni ci sono differenze anche molto ampie sia da un punto di vista strutturale sia epidemiologico. Certo magari con un regia centrale e nel caso le Regioni abusino di queste forchette allora il governo potrebbe intervenire ma in questa fase mantenere l’uniformità non penso sia positivo.

– L’ordinanza della Regione Liguria che apre all’attività sportiva e ai take away prima che lo faccia il Governo è legittima?
Ovviamente dal mio punto di vista sì perché la giunta regionale ha fatto la scelta di ‘interpretare’ in senso ampio quanto previsto dal decreto. La prossimità per attività sportiva non è mai stata quantificata dal Governo per cui la scelta della Liguria è stata una settimana di prima della stessa scelta del governo interpretando in senso ampio quella norma e dettagliandola. Allo stesso modo è legittima la scelta di alcuni sindaci che hanno deciso di adottare norme più restrittive. Lo stesso Bucci ha deciso comunque di lasciare chiuse alcune parti della città pur riaprendo all’attività sportiva

– L’ordinanza ligure scade il 3 maggio. Ce ne sarà un’altra?
Sicuramente la giunta dovrà intervenire in maniera ordinata per dare in qualche modo ‘ordine al disordine’, a cominciare dal discorso dei “congiunti” soprattutto se non arriveranno ulteriori chiarimenti da palazzo Chigi. La prospettiva, e proprio per questo è stata creata la task force, sarà quella di procedere con ordinanze “tematiche” che definiscano le fasi due in tutti i settori, dall’attività sportiva al commercio agli altri settori anche perché è evidente che i cittadini oggi siano in difficoltà a districarsi tra decreti e ordinanze e ci sia un gran bisogno di dare ordine alle regole.

– Come per la questione del bagno in mare?
Quello è uno degli esempi più calzanti. Il governo ha spiegato in una faq – e ci sarebbe da dire sul fatto che le norme sono così poco chiare che poi necessitano di faq che non hanno di per sé valore giuridico – in cui spiega che chi abita in prossimità di una spiaggia e può raggiungerla a piedi può fare il bagno senza ovviamente fermarsi sulla spiaggia, ma a Genova questo non è possibile perché il sindaco di Genova ha vietato al momento l’accesso alle spiagge. E’ evidente che per i cittadini non è scontato riuscire a trovare le ordinanze magari incrociarle con altre norme.