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Fase 2, posto a rischio per 5500 lavoratori del settore vendita abbigliamento e calzature

La denuncia di Ascom: "Molti negozi saranno costretti a chiudere per sempre"

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Genova. “Dalla conferenza stampa di Conte di ieri sera, parca di contenuti concreti, emerge però con estrema chiarezza che i nostri negozi di vicinato potranno riaprire se va bene soltanto il 18 maggio. Speravamo il 4/5, temevamo l’11/5 ma il 18 è stato uno schiaffo in faccia”.

A diro Gianni Prazzoli, Presidente di Federmoda Confcommercio Genova, in una durissima nota stampa in commento alle decisioni dell’esecutivo: “Per quanto riguarda le attività che rientrano nel tessile/abbigliamento, in provincia di Genova sono poco più di 2700 con in media 2 dipendenti, quindi 5500 lavoratori rischiano di perdere definitivamente il posto di lavoro perché le imprese dopo due mesi e mezzo di fatturato a 0 e di fatto nessun sostegno economico concreto, difficilmente si rialzeranno”

“Siamo delusi, ma soprattutto arrabbiati – prosegue la Vice Presidente Manuela Carena – perché le istanze portate sul tavolo del Governo con tenacia dalla nostra Associazione, non sono state prese minimamente in considerazione. I nostri negozi mediamente di metrature contenute, sarebbero stati i luoghi ideali per cominciare una graduale riapertura perché sarebbe stato più semplice applicare e far osservare le norme di sicurezza”.

“Due settimane fa sono stati aperti i negozi di abbigliamento per bambini e quindi per analogia era assolutamente sensato proseguire almeno con l’apertura di tutti i negozi di abbigliamento. Chiediamo alla Regione che verifichi la possibilità di ‘forzare’ il decreto in questo senso, come è stato fatto per l’ordinanza in vigore da oggi per l’asporto per bar e pasticcerie” – prosegue Prazzoli.

“Incomprensibile, le nostre aziende stanno accumulando debiti su debiti dalla fine di febbraio e ad oggi non ci sono certezze su nessun tipo di sostegno a fondo perduto, né sulla moratoria fiscale, per il 2020, niente sulla sospensione delle utenze, dei canoni di affitto, niente di niente. Se il piccolo commercio si spegne è a rischio tutta la filiera e anche il benessere e la sicurezza della città e dei cittadini”.