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Incertezza totale

Fase 2, i ristoratori genovesi: “Assurdi plexiglass e distanziamento per coppie e famiglie, sì ad autocertificazione”

Losio (Ristoranti Confcommercio): "Servono regole certe. Il take away? Utile solo per i ristoranti del centro"

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Genova. “Ma cosa dovrò dire a una coppia che viene a cena nel mio ristorante? Che li separo con un plexiglass o che li metto a distanza di due metri? Così è evidente che le persone a cena fuori non ci andranno più. Al ristorante si va per stare bene e rilassarsi, sennò è meglio restare a casa”. Si arrabbia Matteo Losio, chef e titolare della storia trattoria Bruxaboschi di San Desiderio e presidente dell’associazione Associazione Ristoranti Fepag Confcommercio, quando gli si chiede come si stanno attrezzando i ristoranti genovesi in vista della riapertura che dovrebbe arrivare il primo giugno.

E si arrabbia soprattutto per l’incertezza delle regole che attendono i ristoratori: “Un metro, due metri, le mascherine che non si trovano o costano carissime, il plexiglass… ogni giorno sentiamo una proposta diversa e quello che preoccupa e fa arrabbiare molti nostri associati è il non sapere cosa ci attende”.

Difficile al momento avere i dati di chi ha già deciso di non riaprire: “Ci sono colleghi che privatamente mi hanno detto che non riapriranno ma faccio i nomi perché è giusto che siano loro a dirlo quando lo riterranno, ma è evidente che per qualcuno le difficoltà attuali e quelle future sono troppe per andare avanti”.

I ristoratori, così come i bar, hanno chiesto a gran voce un’anticipazione delle riaperture al 18 maggio: “Certo perché anche se immaginiamo possa venire poca gente, almeno potremmo cominciare a tararci e prendere la mano con le nuove regole perché il comparto è in grande sofferenza e non ci siano solo noi. A Roma devono capire che dietro ogni ristorante di sono dipendenti, ci sono fornitori, ci sono i proprietari dei muri. Già il turismo è completamente fermo, se almeno potessimo dar da mangiare ai genovesi”.

In ordine sparso ristoranti, trattorie e agriturismi si sono organizzate prima con la vendita a domicilio e ora con il take away grazie all’ordinanza della Regione Liguria che sul punto ha anticipato di una settimana il decreto del governo sulla fase 2: “Si ma il take away – ricorda Losio – ha senso solo per i locali del centro, dove si trovano gli uffici, io sto a San Desiderio e nessuno verrebbe per portarsi la cena a casa, ma nemmeno in corso Italia credo abbia grande appeal. Mi sono attrezzato per le consegne a domicilio tre volte a settimana e con piatti cotti da rigenerare, vista la distanza io e molti altri non possiamo fare altro”.

Per quanto riguarda il distanziamento ai tavoli i ristoratori chiedono che i clienti possano autocertificare per esempio lo stato di convivenza: “Noi per esempio siamo una famiglia numerosa, nove persone in tutto, che da due mesi vivono tutte insieme. Secondo voi quando vado a ristorante dovrei tenere la distanza?”.

Proteste in vista? “Molti vorrebbero e non è escluso che andremo a Roma con pentole e mattarelli“.

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