Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Fase 2, gran parte dei “comunali” resta in smart working, negli uffici filtri nuovi e dpi obbligatori

Qualche rientro sarà necessario, a partire dai servizi anagrafe - per matrimoni e funerali - ma l'amministrazione sta disponendo adeguate misure di prevenzione

Genova. Anche con l’avvio ufficiale della fase 2, lunedì 4 maggio, continuerà a lavorare da casa, grazie agli strumenti di smart working, circa il 90% dei dipendenti del Comune di Genova ma progressivamente ci sarà un rientro in ufficio di quelli che hanno a che fare con il pubblico. Di fatto una delle principali aziende cittadine, con 5958 lavoratori, se non si tiene conto di settori particolari come la protezione civile e la polizia locale – per cui la maggior parte degli addetti non può lavorare da casa – e quelli legati alle scuole, quasi totalmente fermi, le presenze in ufficio oggi sono di circa 200 lavoratori su 3000.

“La modalità ordinaria di lavoro nel Comune rimarrà lo smartworking – afferma l’assessore al Personale Giorgio Viale – ma visto che comunque verranno aperte per decreto un maggior numero di attività, ci sarà la necessità di avere personale in presenza nei servizi relativi, ad esempio si parla tanto di funerali ma riaprono anche i matrimoni, e quindi ci sarà bisogno del relativo personale ai servizi anagrafici”.

Mascherine, dpi, ricambio dei filtri negli impianti di aerazione, sanificazioni: il Comune ha già fatto scattare tutta una serie di precauzioni e interventi per rendere sicuri i luoghi di lavoro per operatori e utenti, nel momento in cui dovessero riaprire. “Inoltre – continua Viale – saranno disposte misure specifiche per garantire il distanziamento e per avere meno persone possibile negli uffici”.

In queste ore, a seconda delle direzioni e dei settori, i dipendenti per cui sarà prevista una diversa organizzazione sono avvertiti del da farsi. La comunicazione dovrà avvenire entro venerdì. Anche se le precedenti comunicazioni “scadono” il 3 maggio, di fatto, chi continuerà a praticare lo smart working potrebbe non dover aver bisogno di una circolare che lo indichi espressamente.