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Ripartenza

Fase 2, da lunedì a Genova in 10mila tornano a lavorare. Confindustria: “Bisognava riaprire prima”

Via libera a tutto il comparto industriale, ma tra produzioni a ranghi ridotti e smart working alcuni non torneranno in fabbrica o in ufficio

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Genova. Dal 4 maggio in poi saranno circa 10mila i lavoratori che torneranno alle proprie attività in provincia di Genova per effetto dell’ultimo Dcpm che prevede la ripartenza dell’intero settore manifatturiero e dell’edilizia con l’avvio della Fase 2 dell’emergenza coronavirus.

Il dato – che, va detto, rappresenta una stima piuttosto grossolana – emerge dall’indagine interna di Confindustria Genova in base ai codici Ateco delle imprese associate: fino ad oggi sono 681 le aziende autorizzate a operare dal Governo per un totale di 37.765 dipendenti interessati, cioè il 72% degli organici totali che ammontano a 52.414 unità di personale. Lavoratori che ora avranno tutti il semaforo verde, ma non tutti torneranno in fabbrica (o in ufficio).

“Di fatto dal 4 maggio tutto il mondo dell’industria può ripartire, anche se già da prima qualche impresa che non rientrava nei codici previsti, ma che rappresenta un’attività strategica per l’export, riusciva a lavorare con una deroga del prefetto”, ricorda Giovanni Mondini, presidente di Confindustria Genova. “Ma da adesso si regolarizza tutto, molte aziende riapriranno i cancelli. Certo, si poteva fare subito, perché con l’aggiornamento dei protocolli di sicurezza del 24 aprile c’erano già tutti i presupposti. Comunque ora le aziende hanno il tempo di adeguarsi”.

Dei circa 15mila lavoratori del mondo industriale genovese “riabilitati” con l’inizio della Fase 2 non tutti si muoveranno da casa. “Abbiamo accertato che circa il 98% delle nostre aziende ha i requisiti per aprire – spiega Mondini – ma attenzione: molti riprenderanno a ranghi ridotti e ovunque possibile si farà ricorso allo smart working, come previsto anche dall’ultimo decreto. Chi si occupa di amministrazione, finanza e acquisti resterà presumibilmente a casa. E questo consentirà di avere un impatto ridotto sulla mobilità, anche se di certo ci sarà un bello sblocco”.

Ma in pratica cosa ripartirà la prossima settimana? L’elenco completo dei codici Ateco autorizzati a operare dal 4 maggio è consultabile qui. Anzitutto ci saranno i cantieri dell’edilizia privata che però dovranno rispettare un protocollo specifico di sicurezza firmato dai sindacati e richiamato nell’allegato 7 all’ultimo decreto di Conte. Misurazione della febbre, mascherine obbligatorie al di sotto del metro di distanza, sanificazione giornaliera, accessi contingentati a spogliatoi e mense, regole ferree per l’accesso dei fornitori: in pratica, le misure messe in campo a Genova nel cantiere del nuovo ponte che è stato preso più o meno ufficialmente a modello nazionale.

Tra le attività strategiche che gli industriali genovesi avevano chiesto (invano) di riaprire in anticipo ci sono la cantieristica navale (per un totale di 2.642 dipendenti impiegati) e la meccanica (quasi la stessa cifra, 2.639) ma anche il settore delle telecomunicazioni (836). Tutti ricompresi nell’elenco del nuovo Dpcm. Tra queste, tuttavia, ci sono grosse aziende (come Fincantieri, Leonardo e Ansaldo Energia) che avevano già ottenuto dalla Prefettura il via libera per ripartire, seppur a ranghi ridotti. Da lunedì la produzione potrà tornare ai livelli precedenti, anche se le nuove norme di sicurezza imporranno un freno.

“Siamo in ritardo, per questo prima si riapre e meglio è. Il contraccolpo c’è stato soprattutto sulla metalmeccanica – continua Mondini – perché chi è ripartito è andato finora molto a rilento. C’è una miriade di aziende legate alla meccanica di precisione, erano tutte ferme, molte avevano ordini da evadere per l’estero e ora rischiano di perdere clienti. E, detto tra noi, gli indennizzi previsti sono inadeguati. Le prime nove settimane di cassa integrazione stanno scadendo, queste misure non aiutano, ci sono mille difficoltà e la burocrazia ha rallentato le cose”.

Anche le altre aziende dovranno rispettare un protocollo specifico (contenuto nell’allegato 6 del Dpcm, clicca qui per vederlo) sottoscritto tra Governo e parti sociali il 24 aprile. A queste misure potrebbero aggiungersi poi quelle specifiche studiate dalle task force regionali, tra cui quella ligure che si concentrerà soprattutto sugli aspetti della mobilità: turni spalmati e orari differenziati per evitare che troppe persone possano affollare i mezzi pubblici. E poi una politica di test sierologici diffusi per mappare il contagio che tuttavia non è stata ancora messa a punto nei dettagli.

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