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Diga di Begato, cantiere aperto ma la demolizione slitta a maggio: traslochi “rallentati” da Coronavirus

Ancora 48 famiglie da trasferire altrove, in alcuni casi sarà necessario supporto di asl e servizi sociali.

Genova. “Ma allora si parte?”. E’ quello che si stanno chiedendo i residenti, quelli rimasti, della Diga di Begato dopo aver visto alcuni cartelli che invitavano a spostare – dal 6 aprile – le auto da alcuni piazzali per l’avvio dei cantieri della demolizione degli edifici di edilizia popolare, un intervento chiamato Begato Project.

In realtà non proprio. L’emergenza Coronavirus ha portato a qualche inevitabile rallentamento. Da una parte l’attesa delle normative e delle informazioni sulla possibilità di procedere con l’attività – non era chiaro da subito se le azioni propedeutiche alla demolizione rientrassero nelle attività strategiche consentite dal governo e quali fossero le misure di prevenzione da prendere – dall’altra le resistenze di alcuni abitanti per i quali spostarsi in questo momento così complicato da un punto di vista sanitario costituisce una paura e un problema oggettivo.

Quindi, quello che si verifica in questi giorni, non è una partenza del cantiere ma una preparazione delle aree di cantiere. Pulizia, studio, valutazione, rimozione di materiali e rifiuti. Per partire, questa volta davvero, con la demolizione vera e propria intorno alla metà del mese di maggio. “Sempre che la situazione inizi a rientrare – dice Girolamo Cotena, amministratore unico di Arte Genova, l’azienda regionale per l’edilizia – al momento di 562 alloggi ne abbiamo liberati 316, bisogna trasferire ancora 48 famiglie, 24 delle quali non vogliono spostarsi ora per motivi oggettivi, sociali e di salute, per cui i traslochi proseguiranno ma avremo bisogno di un supporto da parte di asl e servizi sociali”. In questi giorni Arte è tornata in zona per alcuni sopralluoghi.

Alcuni inquilini, in particolare, vivono con apprensione sia il trasferimento in un’altra zona – dalla necessità di cambiare medico, farmacia, supermercato di riferimento in una fase in cui le uscite sono limitate – sia il trasloco vero e proprio. Una lettrice, per esempio, affetta da malattia rara, ha spiegato di temere l’arrivo degli operai traslocatori perché li ha visti “senza mascherina e senza guanti”. Paure legittime e alle quali gli uffici di Arte daranno certamente risposte. “Finora non abbiamo dovuto obbligare nessuno a lasciare la propria casa – sottolinea Cotena – anzi dobbiamo dire che c’è stata grande collaborazione da parte degli inquilini”.

Secondo l’amministratore unico di Arte Genova, al contrario, anche per via dell’emergenza Coronavirus, sarebbe meglio che le famiglie venissero ricollocate in appartamenti nuovi e integrati in comunità di quartiere al più presto. “Questi palazzi sono quasi disabitati ormai – spiega – non è una bella situazione, anche da un punto di vista psicologico e di sicurezza, prima finiremo meglio sarà per tutti”.

La grande opera, da 5,5 milioni di euro solo per la demolizione, prevede – come noto – l’abbattimento di gran parte dei giganteschi palazzi, il trasferimento di gran parte delle famiglie in quartieri più o meno vicini o lontani, e la riqualificazione del quartiere Diamante con la costruzione di piccole palazzine (massimo tre piani) ad alto risparmio energetico. L’appalto per la demolizione (senza esplosivo) della Diga è stato vinto da un ati siciliana che, in questo momento, sta lavorando al progetto definitivo e attuativo “a distanza”.