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Polemica

Coronavirus, Rossetti: “Toti vuole riaprire la Liguria ma non ha un piano per i tamponi”

Il consigliere Pd: "Serve una strategia di screening, non è un derby tra salute ed economia"

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Genova. “È urgente, siamo in evidente ritardo, che Regione proponga una strategia di screening per il Covid-19“. È l’allarme lanciato dal consigliere regionale del Pd Sergio Rossetti dopo l’appello degli infermieri che chiedono tamponi a tappeto su tutto il personale sanitario che ha contato in Liguria diversi decessi negli ultimi giorni.

“Non solo, Toti ha lanciato con entusiasmo la fase due, ha aperto le maglie di chi può andare a lavorare, ma si è dimenticato di dare indicazioni – come responsabile della protezione civile e della sanità – alle imprese per la tutela della salute negli ambienti di lavoro, cosa che interessa le stesse aziende e che consente di evitare successivi blocchi, locali e generali”, dice Rossetti.

La Liguria è ultima tra le regioni per tamponi fatti in proporzione alla popolazione. L’assessorato della sanità non è stato in grado di dirci quanti tamponi hanno comprato e come e quando sarà possibile fare un’azione a tappeto come ha invece comunicato Toti in tv. Peggio, Alisa nelle residenze fa fare non più di tre tamponi perché con tre risultati positivi ritiene che siano tutti da trattare come positivi. Mentre alcuni laboratori liguri lavorano per Regione Toscana – che ha comprato un milione di tamponi – Alisa ha comprato pochi test dai laboratori liguri”.

Il consigliere dem propone “un piano che preveda l’assunzione di personale, dando così forza ai servizi territoriali di igiene e sanità pubblica. Bisogna inoltre fare un accordo con il mondo delle aziende e delle imprese allo scopo di dare loro il monitoraggio della salute dei lavoratori – teoricamente per ora gli unici che possono circolare per strada – per esempio con esami sierologici mirati, e trasferire i dati alle Asl che, in caso positivo, devono effettuare il tampone e chiedere che prima di lavorare ci sia la misurazione della febbre. Il piano prevede anche che si parta con il tracciamento dei contatti, iniziando dai lavoratori, mettere in quarantena chi sta bene, consentire esami ematici ed eventualmente verificare gli esiti con i tamponi.

“Di fondo, si tratta di non giocare un derby tra chi parla a tutela della salute, interesse di tutti, e chi parla a favore della necessità di non fare morire l’economia, anche questo interesse di tutti, ma di spingere il mondo del lavoro a sviluppare strategie straordinarie che tutelino la salute dei lavoratori e quindi dell’intera popolazione, perché la profilassi sul lavoro è direttamente correlata alla profilassi per una buona parte della popolazione, pensiamo per esempio ai conviventi dei lavoratori”, conclude Rossetti.

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