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Coronavirus, per gli esperti l’epidemia in Liguria finirà a metà maggio. Toti: “Riaprire non solo le grandi aziende”

L'epidemiologo Icardi: "Per avere zero contagi ci vorrà ancora un mese". Il governatore spinge: "Torniamo a lavorare in tempi ragionevoli"

Genova. Quando finiranno i nuovi contagi in Liguria? Secondo le stime dell’Osservatorio nazionale sulla salute, succederà intorno al 14 maggio. A citare il dato è il presidente della Regione Giovanni Toti che sul proprio profilo Facebook coglie la palla al balzo per sbilanciarsi sulle aperture della fase due: “Per questo il 4 maggio, se i dati del contagio lo consentiranno, non possono riaprire solo le grandi aziende, ma anche il resto del tessuto economico e sociale. Gradualmente e con regole ben precise”.

A confortare l’ottimismo di Toti ci pensano anche gli esperti della task force ligure. “Per vedere la fine dell’epidemia probabilmente ci vorrà un altro mese“, spiega Giancarlo Icardi, epidemiologo e direttore dell’unità di igiene del San Martino di Genova. Sarà il tempo necessario perché il fattore di contagio passi dall’attuale 0,8 (ogni persona positiva ne contagia meno di una) a una cifra prossima allo zero. “Avevamo detto che intorno alla metà di aprile potevamo aspettarci un graduale ritorno ad alcune attività. Se non adotteremo delle regole in modo molto rigoroso è chiaro che qualche contagio lo avremo ancora, ma d’altronde è giusto bilanciare le esigenze sanitarie e quelle sociali”, ammette Icardi.

D’altra parte, anche se i tempi sono più lunghi rispetto alle previsioni, i dati confermano che il contagio in Liguria sta effettivamente rallentando, al netto delle polemiche sul modo di presentarli e al netto delle oscillazioni periodiche dei bollettini giornalieri. “I numeri non vanno visti sulla singola fotografia fatta in quel momento – continua Icardi -. Anzitutto i tamponi si riferiscono sempre ad alcuni giorni prima. Se facciamo una proporzione tra i tamponi positivi e quelli analizzati, vediamo che la percentuale dei nuovi casi è costantemente in discesa. Il secondo dato importante è quello dei posti letto, che sono sempre meno occupati. Se teniamo sott’occhio questi indicatori, di sicuro una diminuzione c’è”.

Quindi, pur senza “facili entusiasmi“, come ammonisce l’epidemiologo, anche la Liguria si prepara a ripartire. A cominciare dalle attività strategiche, come abbiamo spiegato oggi. Ma anche ampliando il raggio: “Lavoreremo sulle distanze dei tavoli, le modalità di servizio, sulla possibilità di concedere ai locali più spazio all’aperto gratuitamente, sull’allungamento degli orari di apertura per evitare assembramenti, sui metri quadri necessari per ogni cliente, sulla formazione professionale per il personale e sull’informazione dei cittadini. Lo stesso vale per alberghi e stabilimenti balneari, marine resort, agriturismi, bed and breakfast”, dice Toti.

“Non credo affatto che esistano misure efficaci di sostegno che possano sostituire il ritorno al lavoro in tempi ragionevoli. Di certo non possono campare con 600 euro di sussidio (una tantum) o con un prestito da restituire di 25mila euro. Servono regole certe e tempi certi per tornare al lavoro. Nei prossimi giorni, con i nostri esperti e con le categorie, elaboreremo fasi e modi da proporre al Governo, in un quadro di norme che consentano di applicare in modo utile le regole alla realtà ligure”, ha concluso il governatore ligure.