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Crisi

Coronavirus, ludoteche di Genova a rischio chiusura: “Esclusi dal Cura Italia”

"Chiediamo aiuto a Regione Liguria e Comune di Genova, non possiamo resistere sei mesi"

ludoteca ludoteche

Genova. Sono esercizi commerciali emersi negli ultimi anni, e ancora non compresi e categorizzati dalla lenta burocrazia italiana, nonostante il loro ruolo, anche sociale, di garantire spazi protetti per il gioco spontaneo dei più piccini.

Sono le ludoteche genovesi, quegli spazi attrezzati con giochi e strutture appunto ludiche, dove centinaia di bimbi ogni anno trascorrono pomeriggi, fanno feste di compleanno e passano del tempo di qualità con i coetanei, ma che con l’emergenza legata al contagio del coronavirus stanno rischiando la loro stessa sopravvivenza, senza che che dalle istituzioni si ancora arrivato un salvagente economico.

“Una realtà commerciale in crescita costante – ci raccontano in una nota stampa 12 ludoteche genovesi consorziatesi – moltissime famiglie contano strategicamente su di noi, non solo nell’organizzazione di eventi e feste di compleanno, ma anche nel gestire la vita quotidiana dei loro figli, e in questi anni siamo stati in prima fila per raccogliere giochi, vestiti materiale scolastico da destinare a zone terremotate, alluvionate, presenti anche durante la tragedia del Ponte Morandi”.

Ma la loro esistenza, concretissima nel quotidiano dei residenti, non sembra essere stata calcolata dalle istituzioni: “Sebbene le ordinanze promulgate dalla Autorità non esplicitassero la categoria “parco giochi o ludoteche” – sottolineano abbiamo valutato che le nostre sedi potessero essere luoghi affollati dove sicuramente sarebbe difficile o impraticabile presupporre il mantenimento della distanza di sicurezza”.

Per questo motivo hanno chiuso i battenti, nella speranza di riaprire al più presto possibile anche se questo lavoro “è principalmente è stagionale e nel periodo in cui chiudono le scuole decrementa notevolmente – spiegano – se tutto va bene ricominceremo a lavorare dal mese di Settembre. Questo significa che avremo un fermo di circa 6 mesi, inaccettabile per la nostra sopravvivenza sperando di riprendere l’attività”.

La mancanza di liquidità, dovuta anche solo ad una settimana di chiusura, “non concede tempo ulteriore alle imprese del settore. Le ripercussioni dureranno per mesi anche nella più rosea delle speranze che la situazione a breve migliori. Questo difficile frangente ci ha obbligato a segnalare alle nostre Istituzioni, Comune di Genova e Regione Liguria, la reale necessità della nostra categoria, che ad oggi non avendo una rappresentanza specifica, non viene menzionata nel Decreto Cura Italia”.

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