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Coronavirus, la rovina del Mercato Orientale: banchi chiusi e vendite calate del 70% fotogallery

Clientela in fuga a causa dei divieti e rincari sulla merce, il presidente del consorzio: "Provvedimenti veloci o qualcuno non riaprirà"

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Genova. “Lo vede com’è? Siamo alla frutta”. L’ironia viene facile, ma a denti stretti, quando la frutta ce l’hai tutta invenduta e sei titolare di un banco al Mercato Orientale di Genova. Il luogo simbolo del commercio alimentare cittadino patisce l’emergenza coronavirus e si presenta in una veste insolita: niente chiasso, niente assembramenti, clientela rarefatta benché affezionata. Per terra ci sono i nastri bianco-rossi per segnare le distanze di sicurezza. E poi, sul retro, tanti banchi chiusi e abbandonati, coi teloni di stoffa a coprire gli spazi dove normalmente si espone la merce.

“Noi abbiamo una posizione di vantaggio in tempi normali, ma in questa situazione sono tutti relegati nel proprio quartiere. Noi in genere raccogliamo clienti da molte zone della città, ma oggi si soffre alla grande”, spiega Mario Enrico, presidente del consorzio che riunisce gli esercenti dell’Orientale.

A pesare sono soprattutto le restrizioni che impongono di fare la spesa solo vicino a casa. E anche se qualche trasgressore puntualmente si incontra – un residente della Foce che però era “in centro per commissioni”, qualche abitante di Albaro che non rinuncia alla tradizione di venire in via Venti col 42 – il calo delle vendite denunciato a livello generale dimostra che la maggior parte si attiene alle regole.

“Chi viene compra, ma la gente non può andare fuori zona e il centro è blindato con tutti gli uffici chiusi. Abbiamo perso più o meno il 50%”, ci racconta un noto fruttivendolo all’ingresso del mercato. Di fronte a lui gli affari vanno molto peggio: “Lavoriamo al 10-15% di prima, per dare un’idea. È più di un disastro, ho tre dipendenti e li ho dovuti mettere tutti in cassa integrazione. Speriamo che finisca presto e che la gente non muoia più”.

Al banco della pasta fresca la situazione è simile: “La percentuale di calo è altissima, siamo intorno al 60-70%. Tra le dieci e mezzogiorno c’è gente, forse questa settimana anche qualcuno in più, nel pomeriggio è deserto totale. Da noi vanno sempre pansoti e trofiette, ma ne vendiamo molto meno rispetto a prima. Cerchiamo di organizzarci almeno per coprire, le spese, ma non è facile”. In pescheria sarebbe anche un buon momento: “La merce non manca, ci sono totani, calamari, orate, acciughe, rossetti, frutti di mare. Forse più buono di prima. Ma i clienti sono spariti”.

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E così la maggior parte si sono attrezzati per le consegne a domicilio. Soprattutto chi ha deciso di tenere chiuso il banco “per ovvi motivi”, recita un cartello: perché altrimenti ci avrebbe rimesso, una scelta molto ricorrente tra i commercianti ubicati sul retro, dal lato di piazza Colombo, dove il passaggio è sempre stato minore. “Su 90 banchi mi risulta che 25 siano vuoti, ormai da tre settimane”, riferisce Enrico. “Per chi vuole lasciare una lista entro mercoledì sera telefonare o mandare sms o WhatsApp, vi verrà consegnata gratis nella giornata di giovedì”, si legge su un foglio attaccato a una cassetta della frutta.

A peggiorare la situazione sono i rincari di alcuni generi ortofrutticoli. A sentire i venditori, il prezzo si è alzato di circa il 20% per quanto riguarda zucchine, broccoli, bietole, cavolfiori, peperoni e arance. Un’anomalia dovuta in parte ai colpi di coda dell’inverno, ma soprattutto all’eccesso di domanda rispetto a prodotti arrivati ormai a fine stagione. “Probabilmente la gente si mette di più a cucinare”, osserva una commerciante. C’è chi invece nota il fenomeno opposto: “Vendiamo soprattutto merce durevole, come arance, mele, pere, patate. In compenso le fragole costano quattro volte meno dell’anno scorso”.

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“Il futuro non si può ipotecare. Se non si prenderanno provvedimenti veloci e secchi ci sarà gente che non riuscirà a riaprire. Non abbiamo bisogno di aiuti subordinati alla burocrazia”, commenta Enrico. Col Comune di Genova è già stato concordato lo stop agli affitti per un mese e la misura potrebbe essere replicata sino alla fine dell’emergenza. Il canone medio, per un banco abbastanza grande, si aggira sui mille euro. “In tempi normali non ci possiamo assolutamente lamentare, ricordiamo che siamo in pieno centro. Ma ora è tutto più difficile. Per ora riusciamo a pagare le spese, ma non sappiamo per quanto ancora sarà così. E meno male che almeno noi possiamo aprire”.