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Coronavirus, “La Liguria non è ancora fuori dalla fase 1”: lo studio della fondazione Gimbe

Il centro di ricerca monitora l'andamento dell'epidemia basandosi sui dati della protezione civile. Toti: "Studio non tiene conto dei diversi approcci regionali, da noi più tamponi positivi perché effettuati su casi a maggior rischio"

Genova. Quando mancano pochissimi giorni all’avvio della cosiddetta fase 2, in Italia, lo studio della fondazione Gimbe, un ente di ricerca indipendente che monitora l’andamento dell’epidemia sulla base dei dati ufficiali forniti dalla protezione civile, invita la Liguria a restare sull’attenti.

La regione, infatti, non sembra ancora essere affatto fuori dalla fase 1, quella della piena emergenza. Nella stessa situazione si trovano, ad esempio, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Lombardia.

Il sito web di informazione Bj – Liguria Business Journal ha pubblicato in esclusiva alcuni grafici relativi alla situazione ligure. A preoccupare e far posizionare la Liguria nella parte “rossa” dei grafici sono i dati relativi alla prevalenza dei casi, ovvero il numero ogni 100 mila abitanti, e quelli relativi dell’incremento percentuale progressivo. Quello che si evince, inoltre, è che la situazione delle quattro province liguri è molto diversa l’una dall’altra.

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Genova a essere ancora parecchio in crisi con alta prevalenza e alto incremento di casi. Imperia ha la prevalenza più alta della Liguria, ma un incremento percentuale intorno all’11%, Savona si attesta vicino al 18% di incremento dei casi e una prevalenza che supera i 400 casi ogni 100 mila abitanti. La Spezia, al momento, si salva,

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, afferma: “Il nostro monitoraggio indipendente sulle variazioni settimanali documenta un ulteriore alleggerimento del carico degli ospedali e in particolare delle terapie intensive. Tuttavia, sul fronte di contagi e decessi, nonostante il progressivo rallentamento, il numero dei nuovi casi non ha raggiunto quella prolungata stabilizzazione propedeutica alla ripartenza secondo le raccomandazioni della Commissione Europea”.

Fondazione Gimbe ha anche elaborato la situazione percentuale dei casi liguri aggiornati al 29 aprile.

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Gli ultimi dati dello studio della Fondazione Gimbe sono riferiti al periodo tra il 22 e il 29 aprile, quindi estremamente aggiornati.

“Come ogni decisione politica – dichiara Cartabellotta – il Dpcm sulla fase 2 rappresenta un inevitabile compromesso tra evidenze scientifiche e interessi di altra natura. In particolare, il governo ha dovuto necessariamente mediare tra le richieste dei governatori del Nord che spingono per la riapertura delle attività produttive e le istanze di quelli del Sud, contrari alla mobilità interregionale per timore di “importare” contagi”.

La replica della Regione. Secondo Giovanni Toti, che ha commentato lo studio nel corso della conferenza stampa quotidiana nella sala Trasparenza, “lo studio si basa su statistiche di tipo compilativo che non tiene conto diversi approcci regionali”. Il punto, secondo il governatore ligure, è che in Liguria c’è un numero alto di incidenza dei tamponi positivi perché gli screenig vengono fatti in ambiti dove è probabile che ci siano dei casi positivi, come rsa e ospedali.