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Coronavirus, caos sul sito Inps: si entra con il proprio pin e si accede ai dati di altre persone

Probabile che il sito dell'ente sia andato in crash a causa del sovraccarico di accessi per richiedere i 600 euro di contributo, si profila una segnalazione al garante della privacy

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Aggiornamento ore 19.30. A metà giornata, dopo le prime segnalazioni, l’account ufficiale dell’Inps ha risposto agli utenti dicendo di aver appreso dei problemi e che le segnalazioni erano state girate a chi si occupa dei servizi online. “Stiamo lavorando a una soluzione”. Qualche minuto dopo il sito è stato disattivato totalmente. Un messaggio in homepage recitava: “Al fine di consentire una migliore e più efficace canalizzazione delle richieste di servizio, il sito è temporaneamente non disponibile. Si assicura che tutti gli aventi diritto potranno utilmente presentare la domanda per l’ottenimento delle prestazioni”. L’Inps, secondo alcuni esperti del settore, rischia ora una multa milionaria (che dovremo pagare noi, essendo un istituto pubblico) per la violazione della normativa sulla privacy.

Genova. Verrebbe da pensare che sia un pesce di aprile inventato da qualcuno che lavora al sistema informatico del portale dell’Inps, ma ovviamente non è così. E non c’è proprio niente per cui sorridere.

In queste ultime ore sono arrivate anche alla redazione di Genova24 segnalazioni di cittadini che hanno provato ad accedere al portale, con il proprio pin personale, e sono stati reindirizzati sui profili privati di altri cittadini, con dati sensibili di sconosciuti accessibili come se niente fosse.

Probabile che il sito dell’Inps sia sovraccarico di accessi, per via dell’altissimo numero di log legati alla richiesta dei famosi 600 euro di contributo per l’emergenza coronavirus. Ed è probabile che lo stesso sito sia andato in crash.

Mentre scriviamo (sono le 11e20) Inps non ha ancora fornito spiegazioni su quanto accaduto né attraverso i suoi social – storicamente molto attivi – né attraverso i suoi canali istituzionali. Si potrebbe profilare, per il disservizio, una segnalazione al garante della privacy e una multa per violazione delle normative Gdpr.