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Il caso

Coronavirus, a Multedo hanno fermato la musica (dal terrazzo) ma i cittadini scrivono al sindaco

Ogni giorno alle 19 Jacopo faceva compagnia al quartiere con la sua consolle ma qualche giorno fa qualche vicino infastidito ha chiamato la polizia e ha riportato il silenzio

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Genova. Ogni giorno alle 19 Jacopo saliva sul suo terrazzo, faceva partire il suo impianto, piuttosto potente, e diffondeva una mezzoretta di musica di vario genere, disco, blues, pop ma anche vecchi successi, l’inno d’Italia, De André, canzoni a richiesta facendo divertire tutto il quartiere. Multedo, ponente di Genova.

Quasi tutto il quartiere. Perché durante la sera di Pasquetta a casa di Jacopo hanno suonato un paio di agenti della polizia locale. Qualcuno li aveva chiamati per far cessare quel baccano insopportabile. E così, per il fastidio provato da una persona, fastidio comprensibile (magari è malata, magari ha vissuto un lutto, magari deve semplicemente concentrarsi e lavorare) la musica si è interrotta improvvisamente. Il ragazzo ha staccato la corrente dalla sua consolle e l’ha riportata in casa. Nella delusione generale di tanti altri residenti che, ormai, si erano abituati a quella finestra di svago all’interno delle lunghe giornate.

L’episodio ha sollevato le proteste di un gruppo di giovani e meno giovani cittadini di Multedo, persone che gravitano allo storico pub della zona, il Molly Malone’s, ma non solo. Anche tanti pensionati godevano di quella musica “da ragazzi”, tante mamme che facevano ballare i bambini, quarantenati solitari, e così via. E mentre qualcuno propone alla collettività di attaccare le casse a massimo volume per vedere se sarà possibile fermare tutti, qualcun altro ha deciso di scrivere al sindaco in persona.

“Non starò qui a dirle che cosa è giusto o che cosa è sbagliato – scrive Alberto Bruzzone, una delle voci più accese dei comitati di quartiere – io sono qui a chiederle, noi siamo qui a chiederle se – nel pieno rispetto della legalità, aspetto che abbiamo a cuore sopra ogni altro – esiste e può esser preso in considerazione un modo per far ripartire questa mezz’ora di musica: che è a costo zero ma ha un enorme valore sociale e di comunità, che spero di esserle riuscito a rappresentare”.

Chissà come andrà a finire. Se arriverà il via libera ufficiale oppure no. Intanto la campagna a favore della musica è partita – sui social naturalmente – e per un po’ non si fermerà.

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