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“Box in plexiglass? Infattibili”. Ecco come andremo davvero in spiaggia ai tempi del coronavirus fotogallery

Bazzurro (Sib Genova): "Sarebbero inutili e pericolosi". Le soluzioni? "Lettini ridotti del 50%, numero chiuso e ingressi per fasce d'età"

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Genova. “Complimenti per il disegno e per l’ottimismo. Ma un’idea del genere non è nemmeno da prendere in considerazione. Anche perché non risolverebbe nulla”. Il progetto delle gabbie in plexiglass per prendere il sole sulla spiaggia ai tempi del coronavirus non piace a Gianni Bazzurro, presidente genovese del Sib (sindacato italiano balneari) e gestore di alcune concessioni in corso Italia.

“Per prima cosa si muore dal caldo. Poi in quel modo non gira l’aria. E in situazioni di pericolo, ha presente il labirinto degli specchi al luna park? Da bagnino posso dire che non andrei mai a fare il servizio di salvataggio in una spiaggia così. Anche perché in Liguria non ci sono gli stessi spazi dell’Adriatico. Sarebbe un handicap notevole. Un progetto accademico di dubbia applicazione pratica”.

Il disegno peregrino, elaborato da un’azienda modenese, in poche ore ha fatto il giro dei social riscuotendo ben più insulti che consensi. Ma qualche soluzione andrà trovata sul serio se, come sembra, nella “fase 2” ci sarà anche la possibilità di andare al mare con regole che consentano di mantenere il distanziamento sociale e abbassare il rischio di contagio. I balneari le stanno studiando da tempo, ancora prima che arrivasse dalla Regione il via libera per iniziare i lavori di manutenzione e allestimento.

Dopo il decreto firmato dal governatore Toti si inizierà a lavorare negli stabilimenti già da questa settimana per cominciare a organizzare gli spazi. Qualcuno era già partito prima del lockdown e adesso dovrà cambiare i piani. Altri, come spiegano dal sindacato, restano in attesa di chiarimenti da parte del Governo, visto che al momento si ragiona solo in base a ipotesi senza documenti ufficiali sulla “fase 2”.

Di sicuro dovremo abituarci a un modo di andare al mare completamente diverso dal solito. “È ovvio che aumenteremo le distanze tra i lettini – spiega Bazzurro – portandole a un metro e mezzo, due metri. Questo vuol dire che perderemo il 50% dei posti disponibili. Ci sarà un numero massimo di ingressi consentiti. E stiamo pensando a suddividere gli accessi per fasce orarie e fasce di pubblico“. Ad esempio gli anziani al mattino e nel tardo pomeriggio quando fa meno caldo, i lavoratori durante la pausa pranzo, le famiglie nel weekend.

Ma il rischio è quello di partire con un’ulteriore penalizzazione. Dal punto di vista dei balneari sorge infatti un altro problema: “Chi controllerà il rispetto delle norme sulle spiagge libere? E poi, dove andrà l’altro 50% dei bagnanti, quello che non può più frequentare gli stabilimenti per la riduzione degli accessi?”. In altre parole diventerebbe molto facile aggirare il distanziamento sociale dove non esistono controlli e gestori da sanzionare, a meno che i droni e le forze dell’ordine non vogliano farci compagnia anche in riva al mare.

C’è poi l’aspetto della sanificazione e dei dispositivi di protezione. Bisognerà pulire più spesso, senza dubbio. Ma alcuni elementi di quotidianità balneare appaiono molto difficili da conciliare. “I bagni li puliremo almeno ogni ora. Ma poi dovremo far mettere i guanti? Come faremo con le docce promiscue?”, si chiede Bazzurro. Per non parlare delle mascherine. Tra sabbia, sale, lozioni abbronzanti e calura si può davvero concepire l’uso di un panno che copre metà viso e tappa le vie respiratorie? La risposta, in effetti, appare scontata.

Altra fonte di tribolazione sono ristoranti, pizzerie e discoteche annesse agli stabilimenti balneari. “Queste attività – dice Bazzurro – possono pesare anche più del 50%”. Per allontanare i tavoli un modo si può trovare, seppur tagliando molti coperti. Ma siccome ad oggi appare difficile che tra due mesi si torni a ballare nei locali (assurdo e impensabile farlo mantenendo le distanze interpersonali), per molte imprese l’avvio stesso della stagione resta un’incognita.

“Se guardiamo il lato economico, non bisognerebbe aprire – conclude Bazzurro -. Ma il nostro è anche un servizio legato alla salute pubblica. Continuano a chiamarmi persone che chiedono quando potranno tornare a fare elioterapia. Ognuno agirà secondo il proprio istinto. Speriamo di riuscire almeno a pareggiare, senza andare in perdita.