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Pompe funebri della Liguria senza mascherine, allarme shock: “Rischiamo di dover lasciare i corpi negli obitori”

Il problema sono le forniture: "Chiediamo l'autorizzazione ad acquistare, ma vengono tutte requisite dalla Protezione Civile"

Liguria. Emergenza mascherine anche per le pompe funebri della Liguria, i cui operatori rischiano di non poter più avvicinare le salme. Uno scenario che porterebbe a conseguenze pesantissime per un sistema sanitario già in forte emergenza. A denunciarlo sono i vertici liguri e nazionali della Federcofit, la Federazione italiana del comparto funebre.

“Stiamo finendo le mascherine perché tutte quelle in commercio vanno alla Protezione civile – racconta in una intervista all’Agi il presidente nazionale Cristian Vergani – ma senza protezioni arriveremo a una serrata delle attività funebri in tutta Italia e dovremo lasciare i defunti nelle camere mortuarie. E’ sempre più pericoloso fare i nostri servizi perché le mascherine non si trovano più, tutti i nostri fornitori sono ‘blindati’ dalla Protezione civile. Quando saranno esaurite non potremo più lavorare”.

Un allarme condiviso anche dalla presidente ligure, Liliana Allaria: “Questa difficoltà esiste pure da noi, stiamo avendo grossi problemi con i nostri fornitori. La vera criticità è che noi, così come gli operatori sanitari, non possiamo lavorare con la semplice mascherina chirurgica. Non solo per proteggere noi stessi, ma anche per non diventare veicolo di contagio. Veniamo costantemente a contatto con morti infettive e coi loro familiari, per cui se la protezione non è massima siamo tutti a rischio”.

Il pericolo, insomma, è quello di vedere camere mortuarie piene di corpi che nessuno va a prendere, o familiari “bloccati” in casa con la salma del caro estinto. Uno scenario horror. Il problema, spiegano da Federcofit, è che sembra impossibile ormai comprare mascherine, sia in Italia che all’estero: “Ognuna delle imprese aveva i suoi canali di approvvigionamento – riferisce Vergani all’Agi – ma oggi tutte le spedizioni vengono fermate alla dogana. Abbiamo anche provato a fare un ordine cumulativo come Federazione e abbiamo ricevuto in un giorno più di 500 richieste, ma poi non è stato possibile comprarle”.

La Federazione e l’Associazione Case Funerarie (Efi) hanno fatto richiesta alla Protezione civile per avere l’autorizzazione ad utilizzare un canale di rifornimento, “ma ci è stato risposto con un messaggio di otto righe in cui ci dicono che la domanda non può essere presa in carico e di rivolgerci al soggetto attuatore regionale”.

“Noi non chiediamo di averle gratis, o tantomeno che ci vengano portate – ribadisce Allaria – ci basterebbe avere la possibilità di acquistarle. Ma non possiamo lavorare in condizioni non di sicurezza“. Oltretutto, soprattutto per via delle minori precauzioni adottate prima dell’emergenza, molti operatori si sono ammalati: “Il settore funebre – conclude Vergani – è sempre stato considerato ‘l’ultimo anello’ dalle istituzioni, ma non possiamo accettare che non si guardi la salute degli operatori. Ora stiamo lavorando grazie alle scorte di materiale di protezione, ma quando finiranno le scorte, finirà l’attività”.