Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

L’Università di Genova lancia una raccolta fondi per sostenere gli studi sul Coronavirus

Puntare sulla ricerca e non solo sull'assistenza per un obbiettivo di lungo e medio periodo

Più informazioni su

Genova. L’Ateneo genovese ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi per sostenere una serie di studi sul nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), che vedrà coinvolto personale universitario che opera all’interno del Policlinico San Martino, una struttura che si trova oggi meritoriamente in prima linea per fronteggiare l’emergenza e con la quale l’Università sviluppa da tempo importanti collaborazioni sul piano clinico e della ricerca.

L’intenzione è quella di finanziare un’indagine epidemiologica in Liguria finalizzata a meglio comprendere l’impatto dell’epidemia in atto sulla popolazione. I risultati della ricerca, da condurre nei prossimi mesi, avranno ricadute di grande interesse pratico. Serviranno infatti a comprendere i meccanismi di diffusione del virus nella popolazione, e a contrastare nel prossimo futuro i focolai secondari e i contagi di ritorno. Grandi sarebbero anche le conseguenze operative nel caso in cui fosse reso disponibile un vaccino di costo elevato o inizialmente contingentato nelle quantità.

Come mai l’Ateneo ha deciso di puntare sul finanziamento di ricerche cliniche e non direttamente sul sostegno immediato all’assistenza? La scelta si basa su due ragioni principali: la volontà di perseguire una delle principali missioni istituzionali dell’università, che è quella di far avanzare le conoscenze scientifiche per poi trasferirle alla società, e, come in questo caso, metterle al servizio della prevenzione e cura di malattie pericolose per la salute pubblica; il desiderio di sottolineare che l’università, come la scienza, ragiona a lungo termine e in modo sistematico, e quindi sostiene la ricerca medica di oggi in previsione della risoluzione dei problemi futuri.

I fondi per questa indagine deriveranno da varie fonti e verranno via via trasferiti al DISSAL, dipartimento al cui interno si trovano gran parte dei docenti attivi sui temi del contrasto al nuovo coronavirus (tra gli altri i componenti della “Unità di crisi” dell’Ateneo, prof. Icardi, Bassetti, Ansaldi e Durando). Le fonti di finanziamento previste sono le seguenti:

La “donazione Sangiorgi”, circa 45.000 euro che il prof. Alessandro Rebora, del DIME (Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti), ha generosamente deciso di trasferire a favore di una iniziativa di Ateneo finalizzata a contrastare il Covid-19. Tale importo deriva principalmente da residui di contratti commerciali già conclusi, di cui il professor Rebora è titolare. Il docente ha espresso peraltro la volontà che la donazione non venga legata al suo nome ma a quello di Roberto Sangiorgi, ricercatore CNR deceduto per leucemia contratta a causa delle sue ricerche. In questa scelta si intravede quindi un chiaro riferimento ai rischi che il personale sanitario, universitario e ospedaliero, sta correndo in questi giorni per fronteggiare il Covid-19.
la volontaria donazione di una o due ore di stipendio da parte dei dipendenti dell’Università, che potrà essere eseguita cliccando qui.

Eeventuali altri trasferimenti o donazioni, per i quali si fa appello non solo alla comunità UniGe, docenti, studenti, personale tecnico-amministrativo, ma a tutta la cittadinanza che condivida l’importanza della ricerca scientifica in campo medico.

Ecco dle linee di sviluppo del progetto che l’ateneo chiede di aiutare a finanziare.

Progetto di ricerca per contrastare il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) che causa la malattia Covid-19
L’attuale pandemia da nuovo coronavirus sta impegnando tutto il Paese in una lotta contro questo nemico invisibile per mitigare il più possibile i suoi effetti e bloccarne la diffusione.

In questo momento gli operatori sanitari fanno il possibile e anche qualcosa di più, con massima dedizione e professionalità, per fornire ai pazienti il miglior supporto diagnostico terapeutico.

Tenendo conto che SARS-CoV-2 è stato identificato da circa tre mesi, possiamo dire di avere imparato molto su questo microrganismo, ma restano tantissimi interrogativi ai quali rispondere ed il nostro ruolo di accademici ci indirizza a guardare avanti in un futuro molto prossimo per allestire progetti di ricerca che siano un utile ausilio per comprendere al meglio gli aspetti di questa infezione che costituisce indubbiamente un problema di rilevante impatto non solo sanitario ma anche sociale. La comprensione delle dinamiche epidemiologico-cliniche del virus sarà fondamentale per il mantenimento/miglioramento della salute nella popolazione generale.