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Pandemia

Genova e il coronavirus, il risveglio peggiore: così abbiamo capito che ci siamo dentro tutti fotogallery

Gente con le mascherine, strade deserte, negozi chiusi: un'immagine irreale che ci riporta alla realtà

Emergenza coronavirus a Genova: mascherine, strade deserte e negozi chiusi

Genova. All’inizio hanno chiuso le scuole, e tutto sommato si stava bene perché c’era meno traffico. Poi hanno chiuso le discoteche e hanno imposto la regola del metro di distanza, ma le serate nei vicoli e le domeniche in spiaggia non erano vietate e quindi ce le siamo godute in barba alla regola. Allora hanno creato la zona rossa, e noi ne eravamo fuori anche se per un pelo. Poi siamo diventati tutti zona rossa, e forse abbiamo capito che non c’era più niente da ridere. Infine hanno deciso di chiudere tutti i negozi. Ed è qui, probabilmente, che ci siamo accorti tutti della differenza.

Il dato oggettivo è che oggi, almeno in centro, le saracinesche sono abbassate per un buon 90%. E che l’atmosfera, rispetto a una o due settimane fa, è radicalmente diversa. Ma, a parte questo, assumere un punto di vista imparziale per raccontare ciò che si vive camminando lungo le strade della città è pressoché impossibile.

Chi scrive ha vissuto finora l’emergenza coronavirus facendo bene o male il proprio lavoro, diviso tra conferenze stampa, interviste, dirette, comunicati, bollettini del contagio, annunci televisivi a notte fonda. Interrogandosi sempre cosa fosse allarmismo e cose fosse informazione corretta. Anche quando di allarmismo non si parlava più, perché in effetti era proprio allarme.

Nel frattempo abbiamo perso di vista cosa stava succedendo intorno a noi. Solo adesso, probabilmente, si può toccare con mano la gravità del momento storico. Genova, come gran parte delle città italiane, è un luogo trasfigurato. Il silenzio nelle strade, l’inesorabile sequenza delle serrande tirate giù coi cartelli, interrotte qualche volta da un forno o una farmacia, la poca gente in giro con le mascherine o le sciarpe fin sotto gli occhi, le auto della polizia e dei carabinieri per fare i controlli. Sarà anche per questo cielo pallido e questa pioggia flebilissima che lucida le superfici senza fare rumore. Sarà anche autosuggestione, eppure non sembra reale.

Sembra domenica, ma non lo è. All’improvviso ci rendiamo conto che il commercio non è solo un’attività economica, ma ciò che porta la vita nei nostri spazi urbani. Però anche tanti uffici oggi sono vuoti. Chi può lavora da casa, qualcuno ha optato per le ferie. I grattacieli di Piccapietra, di piazza Dante e di Brignole sono cadaveri di vetro. Giustamente solo in pochi assistono al triste spettacolo: #iorestoacasa è la campagna social delle istituzioni, e finalmente lanciare la moda è servito a qualcosa.

Certo, non è proprio tutto congelato. Molte persone, stamattina, guardando la nostra diretta Facebook hanno commentato che c’era ancora troppa presenza umana. Ma la maggior parte era lì col sacchetto della spesa in mano, aspettavano il proprio turno in coda per comprare il pane o il pesce fresco.

“Qualcosa dovremo pur mangiare”, borbottava dietro una grossa maschera protettiva un signore in Sottoripa. C’era chi portava a spasso il cane, e in effetti dove lo facciamo pisciare il cane? Una signora andava dal dentista. Poi c’erano i gestori dei bar che portavano via tutta la merce deperibile prima che gli marcisse in negozio. C’erano i muratori, gli operai di Aster. Loro mica si fermano. Loro non possono fare smart working. E poi c’erano gli autisti che guidavano autobus vuoti. Ma può darsi che a breve alcuni possano starsene a casa.

C’è una cosa che un po’ spaventa e un po’ consola. Stavolta non è solo un problema nostro. Non siamo più quelli da compatire perché la terra si scioglie o perché i ponti crollano. Adesso siamo solo un semplice angolo di un mondo impaurito. Perché la faccenda è globale, si chiama “pandemia”, e forse anche per questo è difficile credere che possa riguardarci da vicino. Intanto però la fornaia di Borgo Incrociati ha sempre il solito bellissimo sorriso. Allora forse è vero che si può essere umani anche a un metro di distanza.

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