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Genova abolisce il divieto di sosta nelle ore notturne: ecco le prime vie della sperimentazione fotogallery

Si potrà parcheggiare dalle 20 alle 7 a patto di non creare intralcio, individuate le prime strade in circonvallazione a monte

Genova. Sosta vietata durante il giorno, consentita durante la notte. Ovvero, un modo per legalizzare il parcheggio dove crea meno problemi ed evitare quello selvaggio nei quartieri dove lo spazio per le macchine non c’è. È partita ufficialmente, nonostante l’emergenza coronavirus, la sperimentazione del Comune di Genova per risolvere l’annosa carenza di posti auto nelle zone collinari, degenerata spesso in veri e propri intralci alla circolazione che finiscono per bloccare anche i mezzi di soccorso.

La “temporanea e sperimentale disciplina tesa all’ottimizzazione e all’efficientamento della sosta veicolare”, come viene definita nelle ordinanze della direzione mobilità e trasporti, parte dalla circonvallazione a monte, una delle zone più critiche a ridosso del centro genovese. Sono tre al momento le strade individuate per il test: corso Ugo Bassi, via Ausonia e via Piaggio. Ma solo in alcuni tratti, quelli dove la carreggiata è abbastanza larga da lasciar passare ad esempio un’ambulanza o un camion dei vigili del fuoco (qui sotto le immagini esplicative).

“Siamo ancora in una fase di ragionamento – spiega l’assessore alla mobilità Matteo Campora – ma la logica è che di notte ci sono zone dove è possibile parcheggiare, anche se resta vietato di giorno. Ovviamente non bisogna recare intralcio alla normale viabilità. Stiamo verificando gradualmente le strade dove applicare la sperimentazione. A tutti i municipi abbiamo chiesto di individuare zone che possano avere quelle caratteristiche”.

Come funziona? In pratica ci sarà un cartello che indica chiaramente il segnale di divieto di sosta tra le 7.00 e le 20.00, e allo stesso tempo il parcheggio gratuito solo per le autovetture tra le 20.00 e le 7.00. A patto di lasciare il veicolo come previsto dal codice della strada, e cioè “collocato il più vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia, in modo tale da non costituire pericolo o intralcio”.

La sperimentazione, si legge nei testi delle ordinanze in vigore dal 19 marzo, sarà valida per 6 mesi, “fase necessaria per il monitoraggio finalizzato alla verifica delle condizioni di fluidità e sicurezza stradale”. Spetterà, insomma, alla polizia locale verificare che la tolleranza messa nero su bianco non si trasformi in un boomerang. Dalle 7 in poi, è bene ricordarlo, i vigili potranno comunque multare le auto lasciate in sosta.

“Noi abbiamo detto che va bene in tutte le situazioni in cui non si ostacola la circolazione – commenta il presidente del municipio Centro Est, Andrea Carratù – ma abbiamo ragionato al contrario: bisognerebbe cioè segnalare i posti in cui è assolutamente vietato parcheggiare perché si rischiano denunce per interruzioni di pubblico servizio. Per il resto non ci sono problemi”.

Per le altre zone della città si procede in ordine sparso. In Bassa Valbisagno, l’altro punto caldo dell’emergenza parcheggi, il presidente Massimo Ferrante afferma di non saperne nulla e di non essere nemmeno stato contattato. E come lui anche Claudio Chiarotti del Ponente. In Media Valbisagno il collega Roberto D’Avolio ha individuato solo una decina di posti auto a Molassana nei pressi di ponte Fleming, “ma chiederò all’assessore Campora di rendere la sperimentazione attiva dopo l’emergenza, non di certo adesso”, dice.

Alla Foce il nuovo parcheggio in piazzale Cavalieri di Vittorio Veneto (per tutti piazzale Kennedy) dovrebbe risolvere buona parte dei problemi, mentre per San Martino, dove non ci sono aree blu, il presidente del Medio Levante Francesco Vesco ha chiesto “tolleranza vista la situazione”. Il Levante aveva proposto tempo fa alcune strade nella zona di Quarto Alto, ma al momento le ordinanze coinvolgono solo le alture del centro.