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Coronavirus, la cassiera del supermercato: “Da ogni turno torniamo a casa con la paura”

Il racconto di Chiara: "Dopo gli assalti ai supermercati ci siamo preoccupati perché lavoravamo senza nessuna protezione"

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Genova. Dopo gli operatori sanitari sono tra le categorie più a rischio contagio perché ogni giorno hanno a che fare con decine e decine di persone che si riversano nei supermercati per fare la spesa e talvolta anche per passare un po’ di tempo fuori casa. Sono i cassieri dei supermercati, lavoratori in trincea che solo di recente hanno ottenuto un livello minimo di tutela grazie a qualche dispositivo di protezione individuale e al contingentamento degli ingressi.

“In questa situazione ci rendiamo conto una volta di più di essere considerati lavoratori di serie B che nessuno, dal Governo alle aziende, ha pensato di tutelare” dice Chiara (nome di fantasia) cassiera in una delle filiali genovesi della Lidl. “Ci sono turni in cui torniamo a casa dal lavoro con la paura di essere stati contagiati e anche con la certezza che potremmo anche non saperlo mai perché nessuno a noi viene a fare i tamponi”.

Nei supermercati Lidl, come in tutti i supermercati, l’emergenza Coronavirus ha seguito diverse fasi: “All’inizio come per tutti, sembrava che l’emergenza fosse una questione troppo lontana da noi e si è lavorato come al solito, di dispositivi di protezione nemmeno l’ombra e le nostre sedi non solo normalmente non venivano igienizzate ma nemmeno pulite”.

Poi è arrivato il primo assalto ai supermercati: “Già il tipo di comunicazione dell’azienda con le offerte in determinati giorni alla settimana, ha come conseguenza numeri molto alti di clienti il lunedì e il giovedì che nemmeno con le cannonate riusciresti a fermare” prova a scherzare Chiara che ricorda quando è arrivato il cambio di sensibilità: “A un certo punto abbiamo visto gli assalti e gli scaffali svuotati come fossimo in guerra. Lì per lì ci abbiamo scherzato prendendo fra di noi in giro questo tipo di clienti ma tornati a casa abbiamo cominciato a capire che la situazione era molto grave e a noi facevano lavorare come se nulla fosse”.

In tutta Italia i lavoratori hanno chiesto l’intervento dei sindacati, in diverse filiali sono impennate le mutue dei dipendenti e in qualche caso è arrivato lo sciopero: “Nel frattempo sono arrivati i decreti e anche da noi, è arrivato il contingentamento degli ingressi, forse siamo stati l’ultima catena ad adottarlo. Ora ci hanno dato dei dispositivi, cappellini con una visiera che ci protegge gli occhi, mascherine usa e getta, il gel igienizzante e i guanti”. La Lidl ha anche ridotto lievemente i suoi orari settimanali e “la domenica resta aperta solo la mattina”.

Ogni giorno comunque anche con i clienti si possono creare momenti di tensione: “Cerchiamo di far rispettare la distanza ma non tutti ascoltano e fanno come dovrebbero e a volte ti tocca anche litigare. E ci sono giorni in cui torni a casa dal turno con la paura, con l’ansia. I dispostivi non bastano a darti tranquillità quando hai la consapevolezza di non essere tutelato e soprattutto quando ti domandi se per mille euro al mese o poco più ha senso rischiare tanto”.