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Coronavirus, troppi sanitari in malattia, Alisa sgrida i medici di base: “Solo chi ha sintomi”

Anche in caso di contatto con casi conclamati, in assenza di sintomi si deve continuare a lavorare

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Genova. I certificati di malattia sono troppi, e le strutture sanitarie, soprattutto le Rsa dedicate agli anziani, sarebbero in difficoltà. Per questo motivo Alisa si rivolge ai medici di base: “L’operatore sanitario prosegue attività lavorativa, in assenza di sintomi non è prevista l’interruzione“.

La comunicazione è arrivata oggi a tutti i medici di base della rete sanitaria ligure attraverso una circolare di Alisa: “Ci sono pervenute numerose segnalazioni da parte di strutture per anziani che lamentano negli ultimi tempi un numero importante di personale di comparto assente per problematiche di salute certificate da voi, che rendono oltremodo difficile poter assicurare i livelli accettabili di assistenza alle persone ricoverate”.

Nel documento vengono quindi riportate le raccomandazioni per la gestione di avvenuti contatti da parte del personale con casi di contagio: se il personale è dotato del DPI completo, non si considera il contatto, ma se invece si è lavorato nella soglia di rischio droplet con persone positive al covid-19 “l’operatore sanitario prosegue l’attività lavorativa con mascherina chirurgica e monitoraggio delle condizioni cliniche per 14 giorni, in assenza di sintomi non è previsto l’interruzione dell’attività lavorativa“.

Solo in caso di comparsa di sintomi riconducibili al Covid-19 il personale sanitario, anche dopo contatto con pazienti positivi al virus, potrà interrompere la prestazione lavorativa: “In caso di comparsa di sintomi suggestivi di Covid-19, l’operatore è sospesa l’attività lavorativa e si procede quindi come da percorso regionale da casa sospetto.

Una comunicazione che sta facendo “ribollire” la categoria dei medici di base perchè “la sola asintomaticità sappiamo non essere indicativa di eventuale presenza o assenza del virus – ci spiegano – anzi, sappiamo che questa è stata in queste settimane la principale responsabile dell’allargamento del contagio, soprattutto in ambito ospedaliero-sanitario. Secondo queste indicazioni si rischia di intervenire troppo tardi, soprattutto in assenza di tamponi, che, anzi, dovrebbero essere periodici per tutto il personale sanitario. L’interruzione dell’attività lavorativa dopo un contatto conclamato, oltre ad essere un precauzione per il lavoratore, è una tutela per i suoi pazienti o assistiti, e quindi per tutto il sistema sanitario“.