Rischi e consigli

Coronavirus, l’isolamento sociale accresce ansia e depressione. Lo psichiatra: “Normalizzare la vita in quarantena”

A preoccupare gli specialisti è la condizione degli operatori sanitari ma anche degli adolescenti e degli anziani. A lungo termine rischio di aumento per abuso di alcol e suicidi

Genova. Un’incertezza che genera ansia, stress, paura ma anche rabbia. Gli italiani in quarantena cominciano a preoccupare i medici che si occupano di salute mentale delle persone perché è evidente che più questa situazione di emergenza sanitaria andrà avanti, più la ‘coda’ da gestire in termini di disturbi psichici sarà pesante. Genova24 ne ha parlato con Davide Prestia, medico psichiatra presso la clinica psichiatrica dell’ospedale San Martino di Genova.

Che cosa fa più paura oggi?
L’incertezza dei tempi delle misure di isolamento adottate dal governo generano insicurezza e ansia. Non solo non sappiamo quando finirà ma nemmeno cosa potrà accedere, quali misure verranno prese, che cosa potrà accadere a noi o ai nostri cari. Tutto questo provoca un forte senso di angoscia in tutti. Da quando le disposizioni per contenere il contagio sono entrate in vigore si è visto un primo momento, quello con gli inni e i balconi, in cui sembrava prevalere una sorta di euforia da condivisione, un po’ come le reazioni che si possono vedere dopo un lutto, ma se questo come pare, durerà molto, avremo poi da affrontare soprattutto depressioni e ansie


Una preoccupazione particolare riguarda gli operatori sanitari…

Sì, siamo preoccupati per i nostri colleghi e temiamo che dovremo affrontare più avanti molti casi di burn out. Chi sta lavorando per l’emergenza negli ospedali affronta quotidianamente turni di lavoro massacranti in condizioni precarie. E anche fra loro c’è molta paura. Ho appena letto di un caso di un infermiere che si è tolto la vita a Jesolo. Vivono un forte stress e il timore è che alla fine di questa fase possano crollare. Per questo ci sono linee di ascolto e gruppi dedicati a loro nello specifico

Chi sono le altre categorie più a rischio?
Certamente gli anziani che essendo una categoria già di per sé fragile rischiano con questo isolamento di veder aumentare la loro solitudine e quindi depressione e ansia. Ma a rischio ci sono anche gli adolescenti che pur essendo perennemente iperconnessi soffrono parecchio la mancanza di contatti sociali. Poi siamo preoccupati anche per i nostri pazienti che partono una certa fragilità psichica. Paradossalmente quelli che hanno i problemi piu gravi e sono ricoverati di fronte all’emergenza mostrano buone reazioni come se prevalesse un istinto di sopravvivenza. Gli altri in media anche a causa del diradamento delle visite, limitate a quelle urgenti, ci chiamano e cercano un supporto.

Quali sono i disturbi più diffusi che questa situazione può acuire?
Sicuramente crescono i disturbi causati dall’ansia ma anche quelli ossessivo-compulsivi. Chi già, chi pulisce ossessivamente le superfici potrebbe manifestare reazioni particolari rispetto alla vicinanza con altre persone o all’idea di essere toccato. Poi ci sono i disturbi da ipocondria, che sono rappresentati da coloro che si misurano continuamente la febbre, controllano la tosse e tendono a somatizzare manifestando sintomi simili alla malattia che temono. A lungo termine però ci sono anche altri fenomeni da monitorare, dall’abuso di alcol che già si comincia a riscontrare a un aumento di suicidi se l’emergenza dovesse durare ancora molto.

Quali consigli possiamo dare ai cittadini?
Anzitutto devono accettare di avere sintomi come paura, ansia, rabbia che abbiamo tutti. La rabbia in particolare è un sentimento che proviamo spesso ma che in questo caso non sappiamo come veicolare visto che non sappiamo con chi prendercela e non abbiamo nemmeno la palestra e lo sport per scaricare e ci sentiamo costretti perché di fatto siamo privati del bene più prezioso che è la nostra libertà. Anche la paura è di fatto un sentimento naturale visto che ci salva dalle situazioni di pericolo e ci aiuta a sopravvivere così come l’angoscia della morte. Questi sentimenti devono essere considerati in qualche modo normali ma se sentiamo di perdere troppo il controllo possiamo rivolgerci a chi può aiutarci, dai centri di ascolto anche telefonico ai centri di salute mentale che restano funzionanti.

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Un altro consiglio riguarda la necessità di darsi degli obiettivi e strutturare la giornata rendendola il più normale possibile. Questo vuol dire che chi è costretto allo smart working dovrebbe conservare gli orari di lavoro, cosi come quelli di sveglia e sonno ma anche magari vestirsi e prepararsi come se dovesse normalmente uscire per andare a lavorare senza stare in pigiama tutto il giorno. E questo a maggior ragione serve a chi non lavora che in più dovrebbe darsi una scaletta di obiettivi da realizzare ogni giorno, dalla lettura all’attività fisica alle faccende domestiche eccetera.

Infine il consiglio è autolimitarsi l’accesso alle notizie sull’emergenza: magari guardare le notizie un paio di volte al giorno da fonti affidabili, ma poi staccare e fare altro.

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