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Coronavirus, l’appello di Toti ai turisti rimasti in Liguria: “Tornate a casa, sono le regole”

Resta in vigore il divieto di ospitare persone in vacanza in alberghi o residenze. Caos ordinanze, il presidente: "Aspettiamo nota del Governo"

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Genova. “Chi si trova nelle seconde case deve tornare nel proprio luogo di residenza o domicilio, lo prevede il decreto del Governo. Queste persone hanno il permesso di rientrare, ovunque si trovino. Il combinato di queste regole prevede che i cittadini che al momento sono lontani da casa vi rientrino per seguire le regole nazionali”. È l’invito che il presidente Giovanni Toti ha rivolto nel corso della diretta Facebook che ha sostituito la consueta conferenza stampa di aggiornamento sull’emergenza coronavirus.

Da oggi, di fatto, non esiste più la “zona rossa” e quindi tutti gli italiani sono sottoposti agli stessi divieti. Prima che entrasse in vigore il nuovo decreto la Liguria aveva emesso un’ordinanza con cui obbligava tutti i residenti delle aree a rischio arrivati in Liguria per motivi diversi da lavoro o salute ad autodenunciarsi e non uscire di casa.

Adesso, ha spiegato Toti, rimane in piedi solo il divieto di ospitare persone provenienti da quelle zone: “L’ordinanza non è superata per quanto riguarda gli alberghi e le residenze. Ovviamente si può ospitare chi si trova in Liguria per ragioni di lavoro”. In questi casi basterà usare l’autocertificazione chiesta dalle forze di polizia per motivare gli spostamenti.

Nelle prossime ore è attesa dal Governo una nota interpretativa per fare chiarezza sulla gestione dei turisti, visto che alcune Regioni stanno applicando regole ancora più restrittive in totale autonomia. La Sardegna ha disposto la quarantena obbligatoria per chiunque arrivi o sia arrivato sull’isola a partire dal 24 febbraio. “Abbiamo deciso di non interpretare ognuno per la sua sensibilità, ma di agire in modo congiunto. Appena il Governo darà maggiori spiegazioni le diffonderemo anche noi”, ha aggiunto Toti.

Incertezze che restano in piedi non solo per i turisti ma anche per quelle attività che sembrano in palese contrasto col divieto di spostarsi senza motivi validi, dai mercati rionali ai centri estetici. E mentre la Lombardia valuta di chiudere tutti i negozi e gli uffici, arrivando allo stop delle attività produttive, Toti frena: “Sono in un momento di gravissima difficoltà e gli siamo molto vicini. Ma ritengo sia opportuno valutare l’effetto che le nuove regole produrranno e prendere decisioni che siano basate su questi fatti. Chiudere l’apparato produttivo di un paese è complesso da sostenere nei mesi e negli anni futuri in termini di occupazione, lavoro e sostenibilità dei servizi sociali. Di principio non siamo contrari a nulla, ma abbiamo chiesto al governo di valutare i pro e i contro”.