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Coronavirus, la tesi di Bucci: “Vi spiego perché è inutile chiudere i parchi per impedire il contagio”

Il sindaco: "Se riduciamo la superficie concentriamo la gente su uno spazio ancora più ristretto"

Genova. Restano aperti i parchi a Genova nonostante diverse città (tra cui Milano, Roma, Firenze, Perugia e Udine) abbiano deciso di chiuderli per evitare assembramenti e comportamenti scorretti che potrebbero favorire il contagio da coronavirus. Il sindaco Bucci tiene la barra dritta: “Come Anci abbiamo deciso di seguire quello che ha detto il presidente del consiglio. Non è la chiusura di un parco che deve limitare i contatti, ma il comportamento delle persone singole”.

La settimana scorsa a innescare la polemica era stato il presidente del Municipio Bassa Valbisagno Massimo Ferrante, supportato anche dal collega “vicino” di vallata Roberto D’Avolio, che in autonomia aveva deciso di chiudere i giardini sotto i 3mila metri quadrati, gestiti dai volontari, dopo aver ricevuto decine di segnalazioni su bambini e anziani che li frequentavano senza rispettare le distanze di sicurezza. Altra preoccupazione era la mancata sanificazione dei giochi. Poi la retromarcia quando da Tursi è arrivato l’ordine perentorio: riaprire i cancelli.

Il Comune però ha ulteriormente specificato con un post su Facebook che parchi e giardini restano aperti. Questo perché, secondo Bucci, “se abbiamo 10 metri quadrati ogni 100 persone, se riduciamo la superficie concentriamo la gente su uno spazio ancora più ristretto“. Il sindaco, insomma, dice no alla linea dura e si appella al rispetto delle regole: “Si deve uscire di casa solo per motivi precisi e quando lo si fa si deve fare a distanza di un metro dalle altre persone”.

“Non è la chiusura di un parco che limita o impedisce un comportamento scorretto, ma la testa dei cittadini“, ribadisce Bucci. “Più spazio abbiamo, meno concentrazione avremo. Ma se venisse dalla presidenza del Consiglio la raccomandazione o la richiesta di chiudere, ovviamente ci adegueremo”.