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Coronavirus, la proposta di Beppe Grillo: “Reddito di base universale per uscire dall’emergenza”

Il fondatore del M5s sul blog: "Finanziarlo con la tassazione delle grandi fortune e con le ecotasse"

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Genova. “Si deve garantire un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi, che vada oltre questa emergenza”. A proporlo sul proprio blog è Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle, che rilancia così un suo vecchio cavallo di battaglia mentre il Governo vara nuove misure per combattere la crisi economica innescata dal coronavirus.

Milioni di italiani non avranno nei prossimi mesi un’entrata garantita – scrive l’ex comico genovese -. Se nel 2007 avevamo affrontato una crisi finanziaria, che si era propagata all’economia reale, qui siamo di fronte a qualcosa di molto più radicale, una crisi che investe tutti i settori. Le restrizioni agli spostamenti, al commercio e alla vita di tutti i giorni avranno gravi ripercussioni sui mercati delle imprese e sul benessere delle persone. Ci sono interi settori che subiranno le conseguenze di questa crisi fino alla fine dell’anno, forse alcune filiere non si riprenderanno mai o non torneranno più come prima. Potrebbe esserci un rapidissimo cambio del mercato del lavoro. Abbiamo sempre detto che circa il 50% dei posti di lavoro negli anni sarebbero scomparsi per l’automazione e i cambiamenti tecnologici. Quei cambiamenti adesso sono avvenuti non in anni, ma in un solo mese. Con un colpo di tosse“.

Il reddito universale, prosegue Grillo, si potrebbe finanziare attraverso la “tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici, magari quelle a più alto tasso di automazione; o rivedere le imposte sui redditi da capitale e sulla proprietà intellettuale. Oppure le cosiddette “ecotasse”, come il Climate Income, Reddito dal Clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas; o come avviene in Alaska dal 1982 con l’Alaska Permanent Fund: un dividendo del rendimento economico di un capitale pubblico, che attinge dalle compagnie fossili. Ogni anno, una parte delle entrate derivanti dal petrolio statale è messa in un fondo. Il governo piuttosto che spendere quel denaro, lo restituisce ai cittadini residenti, bambini compresi, attraverso un dividendo annuale”.