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Dramma

Coronavirus, il paradosso dei mercati rionali aperti ma deserti: “Per favore fateci chiudere” fotogallery

Incassi azzerati, ma tenere aperto non è vietato: "Se non moriamo di coronavirus moriamo di fame, abbiamo bisogno di aiuto"

Genova. “È un controsenso. Il decreto raccomanda alla gente di stare a casa e noi cosa veniamo qui a fare? Per chi siamo aperti? Meglio chiudere tutto”. Yassine Meliani chiede di parlare al microfono quando vede che ci aggiriamo tra i banchi del mercato rionale di Marassi. Vuoto. Ancora più vuoto della settimana scorsa, quando esisteva già la regola del metro ma non c’era un decreto a dire che bisogna stare a casa. Yassine chiede di parlare perché vuole mandare un messaggio: “Fateci chiudere, per favore. È inutile pagare il gasolio, l’occupazione del suolo, i contributi e non guadagnare nulla. Che senso ha?”.

Lo stesso copione ieri è andato in scena in delegazioni come Voltri e Quinto, dove gli ambulanti hanno montato comunque i banchi nella speranza di racimolare qualche spicciolo. Sui social si sono alzati puntuali i cori di protesta: “È vietato uscire di casa e permettono di fare il mercato? Sono pazzi”. Il punto è che non c’è (ancora) alcun provvedimento che lo impedisce, così come non è proibito tenere aperto un negozio di abbigliamento o di casalinghi in sede fissa. Il problema a dire il vero non esiste perché ormai, da almeno una settimana, nei mercati rionali non c’è proprio nessun assembramento. Anzi.

“Guardi qua, si faccia un giro. Non c’è nessuno. Alla gente hanno detto di stare a casa, ma a noi no. È il nostro mestiere, siamo ambulanti”, dice Giuseppina Dardani. “Ma forse è l’ultimo giorno che monto il banco. A Dinegro mi sa che non ci vado neanche”. Qualche cliente arriva a dare un’occhiata, protetto magari con una sciarpa o una mascherina, ma è un afflusso irrisorio rispetto alla folla abituale che il mercoledì e il sabato riempie piazza Galileo Ferraris e via Tortosa. “Che ci veniamo a fare? Tentiamo di vendere qualcosa, abbiamo tante spese, dobbiamo pagare anche se non guadagniamo nulla. Ma è un disastro”, aggiunge Pasquale Gervasi.

Coronavirus, il paradosso dei mercati rionali aperti ma deserti

Due vigili del distretto di Marassi passano tra i banchi indossando guanti in lattice. Si fermano a parlare con gli ambulanti. “Ma è vero che domani chiudono tutto?“, gli chiedono in molti. “Non lo sappiamo, per oggi abbiamo avuto disposizioni di controllare che non ci fossero macchine parcheggiate perché il mercato non è sospeso. Quando sapremo qualcosa ve lo diremo”. Intanto raccomandano di tenere le distanze e di indossare a loro volta protezioni per limitare il più possibile i contatti. “Tutti a casa”, si lamenta qualcuno che non sopporta più la situazione.

Coronavirus, il paradosso dei mercati rionali aperti ma deserti

Qualcuno prova a spingere le vendite con un po’ di ironia. “Prezzo antivirus”, “L’Amuchina costa di più”, si legge su alcuni cartelli. Ma le voci di una sospensione totale delle attività commerciali si rincorrono sui media nazionali e i venditori, arrivati a questo punto, si augurano che accada veramente. Per alcuni il problema è ancora più serio. “Noi se non vendiamo dobbiamo buttare via tutto – si sfoga una signora che commercia pesce fresco – Conte dovrebbe ricordarsi anche di noi”. Altri, imprese con più dipendenti, parlano già di cassa integrazione straordinaria e chiedono almeno la sospensione delle tasse.

La speranza è che la serrata generale possa servire per ottenere una boccata d’aria. “Ieri a Quinto abbiamo fatto una sola vendita, 15 euro – si sfoga Cinzia – Sarebbe meglio chiudere perché senza aiuti dallo Stato, se non si muore di coronavirus, si muore di fame. Almeno che ci sospendano le imposte e che concedano contributi a fondo perduto. Non chiediamo che ci paghino le bollette, ma almeno riuscire a fare la spesa per mangiare”.

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