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Coronavirus, il MacGyver del San Martino: Cristiano in prima linea giorno e notte per risolvere problemi tecnici

Il suo lavoro è quello del venditore ma si trova da giorni a fare tramite tra aziende e ospedale per reperire campioni e pezzi di ricambio

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Genova. Il suo potrebbe essere un normale lavoro 9-18, uno di quelli per cui teoricamente a una certa ora puoi staccare il telefono e dedicarti ai tuoi hobby e alla tua famiglia, ma Cristiano, da anni agente di commercio di attrezzature medicali, in queste settimane si sta spendendo come coloro che portano il camice. Al San Martino lo hanno soprannominato MacGyver.

“Tecnicamente potrebbe starsene a casa, andare avanti con un telefono e lo smart working, ma ce lo troviamo qui a ogni ora del giorno e della notte a risolvere i piccoli grandi problemi tecnici sulle attrezzature”, dicono dal pronto soccorso del policlinico.

Lui, 60 anni egregiamente, di cui 30 impiegati nel suo settore, si schermisce. “Non sto facendo niente di speciale – racconta – ma conosco questi medici e questi infermieri da tanto tempo, vederli struggersi in questo modo senza poter fare nulla mi dispiacerebbe, quindi cerco di fare il mio, se manca un pezzo di un macchinario cerco di reperirlo nel più breve tempo possibile fra le aziende con cui collaboro, magari mi faccio inviare dei campioni gratuiti dalle varie multinazionali per cui lavoro e li metto a disposizione dell’ospedale, ma quello che sto facendo non sarebbe possibile senza la collaborazione dei gruppi con cui lavoro da anni, alla fine è un gioco di squadra”.

Gli eroi sono gli altri, sottolinea Cristiano, che aggiunge: “Non ho mai visto nulla del genere in tanti anni, è vero c’è tanta paura, ma io vedo anche un enorme coraggio negli occhi di chi sta lavorando per aiutare i pazienti, e una grande forza, ci sono medici che non staccano per due giorni di fila, che non possono tornare a casa per non rischiare di contagiare i parenti, che mangiano pezzi di focaccia o pizza e nient’altro alle ore più strane ormai da settimane per tenersi in piedi, tutti dobbiamo fare la nostra parte”.