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Coronavirus, i lavoratori Mittal non entrano in fabbrica: “Non ci sono le condizioni di sicurezza”

Alle 10.15 conference call con azienda che dovrebbe decidere la cassa integrazione per emergenza sanitaria

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Genova. I lavoratori Mittal sono fermi nel piazzale davanti allo stabilimento di Cornigliano e si rifiutano di riprendere il lavoro perché non ci sono le condizioni di sicurezza contro il contagio da coronavirus.

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Già venerdì scorso gli operai avevano deciso di non entrare in fabbrica vista “l’impossibilità di adempiere alle prescrizioni del decreto ministeriale sulla salvaguardia della salute sull’emergenza Covid-19”, spiegava il comunicato dei delegati sindacali. I lavoratori chiedevano la sanificazione degli ambienti in fabbrica.

L’rsu aveva proclamato tre giorni di sciopero fino a domenica. Dopo l’accordo tra Governo, Confindustria e sindacati di sabato Fiom, Fim e Uilm confidavano di arrivare con Mittal a un accordo per una cassa integrazione temporanea.

Alle 10.15 i sindacati in conference call con i vertici aziendali dovrebbero decidere l’applicazione del protocollo anche per i lavoratori dello stabilimento di Cornigliano, in attesa che oggi il decreto del Governo stabilisca i fondi per la cosiddetta cassa-Cociv.

L’accordo dovrebbe prevedere il ritiro da parte di Arcelor Mittal della contestata cassa integrazione che l’azienda ha avviato due settimane fa (e che avrebbe dovuto coinvolgere per 13 settimane 130 lavoratori di Genova) per sostituirla con questa cigs temporanea dovuta all’emergenza sanitaria.