Lettera

Coronavirus, gli architetti: “Fermare tutti i cantieri non strategici, troppo alto il rischio contagio”

La lettera alle istituzioni liguri: "Le possibilità di trasmissione all'interno di un cantiere edile sono in realtà moltissime"

Confermata per il 12 novembre la riapertura della Sp57 a Varazze
Genova. Fermare tutti i cantieri edili di rilevanza non strategica, siano essi pubblici o privati, per contenere il contagio da coronavirus. È la richiesta degli architetti liguri (ordini provinciali e federazione regionale) in una lettera consegnata oggi a tutti i prefetti della Regione, al governatore Giovanni Toti, al sindaco metropolitano Marco Bucci, a tutti i sindaci liguri e, per conoscenza, alle stazioni appaltanti, alle Asl territoriali e al consiglio nazionale degli architetti.
“Gli ordini e la federazione – si legge nella lettera – pur consapevoli dell’enorme sforzo economico richiesto ai colleghi stessi, ai committenti e alle imprese, ritengono urgente e doveroso, nel rispetto dei provvedimenti adottati dal Governo, procedere alla chiusura di tutti i cantieri edili presenti sul territorio regionale, sia al fine di limitare il rischio di esposizione al virus per il personale delle imprese esecutrici, delle stazioni appaltanti e dei professionisti, sia perché il contagio pare avvenire in larga parte tramite persone infette anche asintomatiche”.
“A nostro avviso – proseguono gli architetti – molte imprese e molti committenti pubblici e privati stanno sottovalutando i rischi legati alla diffusione della Covid-19. Le possibilità di trasmissione all’interno di un cantiere edile sono in realtà moltissime: i carichi che superano i 40 chili devono infatti essere portati da due persone, che spesso operano a meno di un metro l’una dall’altra; il passaggio degli attrezzi e del materiale è certamente rischioso; il lavoro faticoso produce sudore e forte azione respiratoria, veicolo di diffusione del virus; molte altre lavorazioni possono, a loro volta, essere causa di trasmissione e ampliare il raggio di infezione fuori dal cantiere, in maniera incontrollata. Inoltre è oggettiva e nota, ad oggi, la mancanza sul mercato dei dispositivi di protezione individuali eventualmente necessari a ridurre il rischio di contagio e trasmissione”.
“Se a ciò sommiamo il rischio che, in questo contesto emergenziale, un normale infortunio sul lavoro non possa essere prontamente ricoverato, i rischi che si corrono a continuare a lavorare non sono, a nostro giudizio, sostenibili, né giustificabili a meno di una reale urgenza quale, ad esempio, interventi in ambito sanitario, di protezione civile o di sicurezza infrastrutturale”.
I cantieri devono essere fermati – ribadiscono i rappresentanti dei quattro Ordini provinciali e della Federazione -. Se la finalità del decreto della Presidenza del Consiglio dello scorso 11 marzo è quella di contenere la diffusione dell’epidemia, solo una manifesta e attestata strategicità dell’opera può giustificare anche la componente di rischio pubblico costituita dalla natura intrinseca del cantiere”. 
“I professionisti, in qualità di progettisti, direttori dei lavori e coordinatori della sicurezza, insieme ai responsabili unici dei procedimenti e ai committenti privati, non possono essere lasciati soli davanti al dilemma di scegliere tra un ritardo, speriamo il più breve possibile, e il sacrificio della salute dei lavoratori e di tutti i nostri concittadini. Gli Ordini sono disponibili al confronto su tutto il territorio regionale al fine di fornire il proprio contributo operativo“.
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