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A rischio

Coronavirus e bambini reclusi in casa: un gruppo di genitori genovesi scrive al sindaco Bucci

Sono scomparsi dalle città, chiusi in casa h24 e nessun dpcm si occupa di loro

Generica

Genova. Se, come è praticamente ormai certo, le misure di quarantena verranno prorogate a metà aprile o a maggio, il problema dei bambini chiusi in casa da tre settimane comincia a preoccupare i genitori che ne vedono a rischio il benessere psicofisico.

I bambini sono scomparsi dalle città ma nessuno dei dpcm emanati fino ad oggi si cura nemmeno di dominarli.

Per questo ormai in diverse città le famiglie fanno appello alle istituzioni. genova un gruppo di genitori ha scritto un appello al sindaco di Genova Marco Bucci chiedendo al primo cittadino di farsi carico delle istanze presso le istituzioni competenti affinché vengano messi in campo strumenti e nuove misure per evitare che questa emergenza produca effetti nefasti sull’equilibrio psico-fisico delle bambine e dei bambini.

Ecco il testo della lettera, che si trova anche sotto forma di petizione sulla piattaforma change:

Egregio Sig. Sindaco Bucci,
siamo un gruppo di genitori con bambine e bambini di varie età che sono ormai confinati in casa per 24 ore al giorno da circa tre settimane. Ci rivolgiamo a Lei in continuità con quanto hanno fatto in questi giorni diversi gruppi di genitori in differenti città italiane, perché siamo preoccupati per le conseguenze della quarantena sulla salute psico-fisica dei nostri figli e delle nostre figlie.
In questi giorni ci siamo impegnati a essere cittadini responsabili, nel rispetto scrupoloso delle disposizioni che l’emergenza sanitaria in atto ha imposto, e anche oggi siamo impegnati nell’esserlo ogni istante per il bene di tutta la collettività.  Abbiamo spiegato alle nostre bambine e ai nostri bambini l’eccezionalità della situazione e ci siamo impegnati in ogni modo a offrire loro attività e distrazioni. I bambini sono “scomparsi” dalle nostre città perché le famiglie non solo sono responsabili della loro salute, ma perché con grande senso di responsabilità stanno eseguendo in modo molto rigoroso ogni indicazione contenuta nei decreti. I bambini continuano a esistere nelle nostre case e di conseguenza nelle nostre città e proprio per questo non è più tollerabile l’assenza di dibattito e di riflessioni sul loro benessere, il loro presente e il loro futuro. Ora sappiamo con certezza che le misure restrittive verranno prorogate ben oltre il 3 aprile 2020. Nessuno pare essere in grado, allo stato attuale delle cose, di fare previsioni. Siamo quindi preoccupati del fatto che i bambini non vengano nominati, non vengano considerate le loro esigenze primarie e le conseguenze di una loro prolungata  permanenza in casa, evidenziate anche delle ultime indicazioni dell’OMS nonché dell’Istituto Superiore di Sanità* (che anzi invita a fare passeggiate all’aperto per non compromettere lo stato di benessere e di salute di grandi e piccini/e).
Sappiamo anche molto bene che i problemi dei cittadini ignorati oggi diventano le emergenze di domani. E i bambini sono cittadini.

Auspichiamo quindi che venga aperto un confronto dove si possano dibattere, in maniera tecnica e rispettosa dell’emergenza, le esigenze dei più piccoli e che si valutino le possibilità, se queste esistono, di poter fare attività fisica all’aperto o semplicemente una passeggiata, nel rispetto delle regole e in sicurezza, e che sia valutata oltremodo la possibilità di poter  far uscire le bambine e i bambini per un tempo limitato ogni giorno e nei pressi dell’abitazione, senza provocare assembramenti, accompagnati da chi vive sotto il loro stesso tetto. Come genitori ci mettiamo al servizio della collettività, senza la pretesa di avere soluzioni facili in mano, ma con l’augurio che si apra questo dibattito ragionato per far sì che i nostri bambini ritornino a essere nel cuore non solo di ogni singolo genitore, ma anche della società civile di cui fanno parte. Questa esigenza vale, ovviamente, per tutte le bambine e tutti i bambini. Ma a maggior ragione per chi sta vivendo un momento di particolare disagio, pensiamo per esempio a situazioni specifiche relative a problematiche familiari, di salute o semplicemente legate alla logistica.
La difficile situazione che stiamo vivendo e le settimane che ancora ci aspettano, continueranno a esigere da noi un grande e rigoroso sacrificio che siamo pronti a sostenere. La nostra intenzione non è certo quella di minimizzare, né tantomeno quella di abbassare la soglia di attenzione, consapevoli del fatto che la nostra zona sia fortemente colpita dalla pandemia. Proprio per questo chiediamo una risposta delle istituzioni che sia capace di distinguere tra effettive situazioni di pericolo, che devono essere inibite e vietate, e situazioni necessarie al benessere psicofisico dei bambini e delle bambine che devono essere invece espressamente autorizzate, con azzeramento del rischio.
Con questa lettera vogliamo intendere la nostra responsabilità anche nel senso di richiesta di ascolto, dialogo e collaborazione rispetto a questo problema, finora trascurato.
Su questo chiediamo quindi una riflessione seria, approfondita e competente in grado di disporre strumenti e nuove misure per evitare che questa emergenza produca effetti nefasti sull’equilibrio psico-fisico delle bambine e dei bambini, conseguenze di cui poi potremmo a lungo dolerci e per fronteggiare le quali le istituzioni dovranno reperire nuove risorse.
Chiediamo a Lei Signor. Sindaco di farsi carico di queste istanze indirizzandole a tutte le istituzioni competenti coinvolgendo tutti gli operatori, le professionalità e le risorse presenti in città per disegnare strategie complesse per rispondere a questa emergenza socio-educativo sanitaria.
Certi che comprenda questa situazione, restiamo in attesa di un suo riscontro.
Un gruppo di genitori residenti nella città di Genova
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