Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Coronavirus, coppia di Genova in isolamento forzato a Cuba: “Fateci rientrare in Italia”

Svegliati nel cuore della notte per fare dei prelievi, sono confinati in un ospedale dedicato alle malattie infettive

Havana. Sono stati svegliati durante la notte, e portati al centro di malattie infettive tropicali per analisi per il Covid-19, ma nonostante siano risultati negativi al test, sono da due giorni in isolamento, senza poter uscire.

Questa la vacanza diventata incubo di una coppia di ragazzi genovesi, Marta Cavallo e Filippo Colotto, arrivati sull’isola il 27 febbraio scorso, e messi in una quarantena forzata due giorni fa: nessuna comunicazione medica ufficiale, la loro unica interfaccia infermieri bardati da mascherine che li tengono chiusi nella stanza dell’ospedale.

“Riportateci in Italia – scrive la genovese Marta su facebook, dove lancia l’appello e racconta la brutta, bruttissima avventura che sta vivendo con il suo compagno Filippo – stiamo vivendo un’incubo, segregati in una stanza con condizioni igieniche pessime, senza poter parlare con medici”.

Raggiunti al telefono i due ragazzi ci assicurano di stare bene, almeno per il momento: “Mercoledì 11 notte sono entrati buttando giù la porta nella casa dove alloggiavamo qui all’Havana per una vacanza – racconta Marta – nei giorni scorsi avevo raccontato alla responsabile della casa di un piccolo malessere causato dell’aria condizionata, ed evidente dopo che sono scoppiati alcuni casi di Coronavirus sull’isola, stanno facendo controlli sui turisti e siamo stati segnalati”.

Incalzati dal personale “forse medico” che li stava prelevando, sono riusciti a portare con loro solo lo stretto indispensabile, lasciando lì il resto: “Ci hanno portato all’istituto Pedro Kourie, dedicato alle malattie infettive tropicali, dove ci hanno isolato in una stanza. La mattina dopo ci hanno fatto il prelievo del sangue e nel pomeriggio ci hanno dato l’esito negativo al covid-19, ma da quel momento non abbiamo avuto più nessuna informazione”.

Nel frattempo sono stati fatti cambiare di stanza: “Una stanza in condizioni igieniche pessime – spiega Filippo – tra strumenti medici abbandonati e cumuli di carta igienica all’apparenza usata, dormiamo su due barelle con due lenzuola che non sembrano sterilizzate. La nostra paura è quella di ammalarci veramente, essendo questo un ospedale dedicato alle malattie infettive”.

I due ragazzi ci assicurano di essere nutriti, ma serviti in stoviglie non sterili e non monouso, con acqua spesso torbida: “Abbiamo parlato con la Farnesina, che ci ha rimbalzato all’ambasciata italiana qua a Cuba, la quale ci ha riferito di aver preso in carico la mail che abbiamo inviato due giorni fa, appena arrivati qua, ma al momento non abbiamo ricevuto notizie da nessuno, siamo preoccupati, e psicologicamente molto provati, non possiamo reggere gli eventuali 14 giorni di isolamento in queste condizioni”.

A Genova è partita la mobilitazione di amici e parenti, che stanno rilanciando l’appello dei ragazzi, nella speranza di trovare una sponda istituzionale che sappia prendere in mano la situazione, e non lasciare abbandonati i due nostri concittadini.