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Coronavirus, chi risulta positivo al test sierologico deve andare in quarantena (anche se è già guarito)

Varato il regolamento di Alisa: nessun obbligo di ricetta medica, si potrà fare direttamente in laboratorio

Genova. Chi viene trovato positivo agli anticorpi specifici per il coronavirus dovrà mettersi in isolamento obbligatorio a domicilio per 14 giorni, con esonero totale dall’attività lavorativa, e il suo nome sarà segnalato alla Asl competente. Lo prevede il regolamento pubblicato da Alisa per i laboratori che eseguono il test sierologico, un metodo di rilevazione diverso dal tampone (ne abbiamo parlato di recente) che ad oggi è possibile effettuare solo in alcune strutture private a un prezzo che si aggira sui 100 euro.

Una disposizione che implica un’altra conseguenza: anche coloro che fossero già guariti dall’infezione dopo aver contratto il virus in forma lieve saranno tenuti alla quarantena. Il test sierologico, infatti, non dice se il paziente è positivo al virus, ma solo se il suo organismo ha sviluppato le difese immunitarie per combatterlo, difese che tuttavia rimangono nel sangue anche una volta terminato il decorso della malattia ed eliminata la possibilità di contagiare altre persone.

Il regolamento parla poi di “soggetti che erogano servizi di pubblica utilità ritenuti essenziali” per i quali il dipartimento di prevenzione “valuterà l’opportunità di eseguire approfondimento diagnostico mediante test molecolare”, cioè il classico tampone. Ma il documento non specifica quali siano le categorie professionali interessate al di là del personale sanitario, dei ricoverati e degli ospiti delle rsa. Starà quindi alle Asl valutare i fattori di rischio sulla base delle segnalazioni arrivate dai laboratori.

Anche perché “il test sierologico – citiamo ancora la nota di Alisa – non sostituisce il test molecolare, che è l’unico definitivamente diagnostico“. Nonostante questo, chi lo fa e risulta positivo deve mettersi in isolamento. Il prelievo si potrà fare a domicilio o direttamente in ambulatorio (dipenderà poi dai singoli laboratori limitare le modalità) a patto che gli operatori adottino una lunga serie di protezioni individuali per scongiurare le possibilità di contagio.

E l’obbligo della ricetta medica? Anche in questo caso, le maglie sono molto larghe. Il decalogo di Alisa dispone solo un “approfondito counselling pre e post test da parte di un medico”. Quindi non si menziona alcuna richiesta specifica (basterà, per i laboratori che lo prevedono, una semplice prescrizione in carta bianca) e del resto ai medici di famiglia non sono arrivate direttive chiare sul tema. In altre parole, il test sierologico potrà farlo più o meno chi vuole, a patto di poterselo permettere.