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Coronavirus, altro che “normalità” dopo Pasqua: stop al contagio solo con distanza sociale e tracking dei positivi

Alcune simulazioni digitali dimostrano l'aggressività esponenziale della malattia a seconda delle strategie adottate. No, non torneremo ad abbracciarci presto

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Genova. Il lockdown dell’Italia non può durare a lungo, “è una misura molto dura economicamente”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al quotidiano spagnolo El Pais, in un’intervista uscita questa mattina. Il premier non indica i tempi del ritorno alla normalità: “è prematuro dire quando terminerà il blocco, quando il comitato scientifico afferma che la curva inizia a scendere, possiamo studiare le misure di rallentamento, ma dovrà essere molto graduale”.

Le misure restrittive attualmente in vigore scadono il 3 aprile ma, anche senza che i ministri Boccia e Speranza anticipassero che si andrà verso un prolungamento di almeno due settimane, gran parte degli italiani lo aveva già immaginato. Anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, in un’intervista a Repubblica avverte: “Aspettiamo Pasqua e vediamo come procede l’epidemia”. Che sia dopo Pasqua o il primo maggio, quello che è certo, è che anche quando i casi di coronavirus scenderanno a poche unità, la vita non tornerà come prima “finché non verrà trovato un vaccino o un farmaco efficace contro la malattia”, afferma Brusaferro.

Ma la questione è anche un’altra: non basta aspettare che il rapporto tra guariti e contagiati scenda sotto l’1, ovvero che per ogni guarito ci sia non più di un contagiato (oggi siamo a un valore doppio), e non basta aspettare che passi il cosiddetto picco. Esistono alcune simulazioni matematiche, di carattere divulgativo, che spiegano in maniera molto chiara quali variabili possono rendere efficace o meno una strategia di prevenzione e riduzione dell’epidemia. Uno di questi è stato pubblicato da Grand Sanderson, un matematico molto noto sul web per la sua chiarezza divulgativa. Eccolo:

Sanderson spiega come siano tre i fattori che possono rendere effettiva la riduzione del contagio. Il primo aspetto è quello della distanza sociale e, si badi bene, la distanza sociale con i contatti necessari (spesa, lavoro, spostamenti) ridotti al minimo (andare a fare la spesa, per esempio, un quinto rispetto a quanto non stia facendo la maggior parte della popolazione. La seconda variabile è quella dell’isolamento dei casi positivi: da questo punto di vista si conferma quanto l’Oms va ripetendo da settimane ovvero che è necessario effettuare quanti più test e tamponi per non consentire a chi è contagiato di entrare in contatto con gli altri. La terza variabile è l’igiene personale: sembra l’uovo di Colombo ma non è così. Se le persone si lavassero davvero le mani, si togliessero le scarpe prima di entrare in casa, evitassero di toccarsi tra loro portando poi le mani al volto, il contagio potrebbero ridursi tanto quanto se si riducessero di 5 volte i contatti sociali.

L’appiattimento della curva, il “plateau” di cui anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha parlato negli ultimi giorni, auspicando che si stabilizzi, è una notizia positiva ma non incrementare i tamponi e quindi il tracking e l’isolamento dei positivi non farà che ritardare quel ritorno alla normalità tanto auspicato. Anche l’idea, sposata dallo stesso governatore ligure di reintrodurre libertà di movimento alla popolazione più giovane e meno soggetta alla malattia rischia di non funzionare perché troppo imperfetta: siamo certi che i ventenni o i trentenni resterebbero lontani da nonni e genitori o da persone immunopresse o con altre patologie? No.

Esiste un altro articolo di facile comprensione che spiega come sia necessario un maggiore controllo della situazione e come sia necessario testare non solo coloro che, sostanzialmente, si stanno già trattando come positivi (malati, contatti di caso). Si trova sul Washington Post e si può leggere anche in italiano a questo link.

Generica

In Liguria dopo settimane di capacità limitata per quanto riguarda la diffusione dei tamponi (7 mila in un mese circa di emergenza) la Regione Liguria è corsa ai ripari sia lanciato un bando per coinvolgere i laboratori privati (arrivando a effettuare 1000 test al giorno), sia iniziando un’indagine ampia attraverso l’uso dei test sierologici. Non basterà. Il tracking dei positivi, e il successivo isolamento, dovrebbe coprire l’80% degli effettivi positivi per essere utile. Cosa praticamente impossibile da fare.

Quindi no, non torneremo ad abbracciarci dal 3 aprile, né da dopo Pasqua e probabilmente neppure quest’estate – senza precauzioni o senza dispositivi di sicurezza – ma con rigore si potranno riattivare alcune realtà economiche, tante più quanto più sarà “schedata” la malattia. In attesa del vaccino, certo, che come ha spiegato l’epidemiologo genovese Icardi, non sarà pronto prima di 18 mesi.