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Coronavirus, a Genova buoni spesa da 100 euro contro la crisi: ecco come funzioneranno

Piciocchi: "Obiettivo individuare 30mila persone, priorità a chi non percepisce il reddito di cittadinanza"

Genova. Saranno circa 30mila a Genova le persone che potranno beneficiare di buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità grazie ai 400 milioni stanziati dal Governo per l’emergenza coronavirus. A rivelarlo è l’assessore al bilancio Pietro Piciocchi, intervistato in diretta su Genova24, che in queste ore sta lavorando con le associazioni del terzo settore per definire sia la platea dei destinatari sia le modalità di erogazione.

“Stiamo cercando di costruire un sistema che vada incontro alle persone realmente in difficoltà, che non sono poche in questa città, e allo stesso tempo consenta di soddisfare un numero significativo di cittadini”. La prima bozza di ripartizione assegnava a Genova appena 150mila euro, poi saliti a 3 milioni sulla base di criteri demografici (l’80% del fondo infatti è distribuito in base alla popolazione). Per Piciocchi si tratta di “una misura congrua”.

Il Comune di Genova sta pensando a buoni da 100 euro per ogni singola persona. Se ad esempio in una famiglia considerata bisognosa ci sono quattro persone, a quel nucleo saranno erogati 400 euro. Si tratta di una misura una tantum in attesa di nuovi stanziamenti promessi da Roma, ma i tempi dovrebbero essere piuttosto celeri: “Noi ci siamo proposti nel giro di 24 ore di chiudere in modo tale da emanare un vademecum chiaro con tutte regole di ingaggio, poi raccoglieremo tutte le domande entro giovedì e venerdì inizieremo a erogare i buoni”, assicura Piciocchi. Il sindaco Marco Bucci ha confermato che domani (martedì) “uscirà il bando e verso mercoledì inizieremo a raccogliere le richieste”.

Anzitutto i criteri di accesso: chi ne avrà diritto? Il meccanismo è ancora da studiare a fondo ma ci sono già alcuni punti fermi: “Stiamo cercando di individuare prioritariamente le persone che sono escluse dai servizi sociali del comune, persone che non hanno il reddito di cittadinanza, persone in estrema condizione di emarginazione”. Per questo sarà importante il dialogo con le associazioni del terzo settore che hanno già censito 3-4mila persone, ma la maggior parte dei destinatari è ancora da identificare.

Si esclude, ad esempio, di considerare l’indicatore di reddito ISEE che non terrebbe conto di chi magari non aveva problemi prima dell’emergenza e adesso invece non arriva a fine mese: “Non sarebbe corretto – spiega Piciocchi – perché non fotografa la mancanza oggettiva di entrate nell’ultimo periodo”.

Le parole d’ordine sono semplicità e velocità: “Stiamo studiando criteri alternativi, requisiti di base minimi del tipo: stai lavorando o no? Ricevi lo stipendio o no? Condizioni da auto-certificare, perché il sistema deve essere snello, dobbiamo evitare il più possibile gli incagli e andare incontro subito a chi non ha tempo di fornire documentazione ma ha bisogno di aiuto”, prosegue l’assessore.

I buoni spesa potranno essere usati nei supermercati della grande distribuzione, ma anche nei negozi di quartiere che stanno vivendo un momento altrettanto critico. “Il nostro obiettivo – conclude Piciocchi – è coinvolgere il maggior numero possibile di esercizi che vendono generi alimentari, non solo le catene di supermercati. Cercheremo di convenzionare anche i piccoli esercenti”.