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Coronavirus, a Genova 60 tra grandi opere e lavori pubblici a rischio. Il Comune: “In sicurezza, ma vadano avanti”

Scolmatore del Fereggiano e copertura Bisagno già in stop. Tra i lavori pubblici che potrebbero rallentare o fermarsi l’ex Caserma Gavoglio e il porticciolo di Nervi

Genova. Non c’è solo quello del viadotto Polcevera tra i cantieri che a Genova devono fare i conti con l’emergenza Coronavirus. Lo ha ammesso il sindaco Marco Bucci durante il punto stampa quotidiano con la Regione: “Abbiamo richieste da diverse imprese che seguono cantieri in città e che vorrebbero interrompere i lavori, ma dobbiamo gestire la situazione e andare avanti”. I lavori pubblici, di impatto più o meno importante, nel capoluogo ligure che rischiano di rallentare o fermarsi sono una sessantina.

La Cgil spiega che, parlando di grandi opere, si sono già fermati quelli sullo scolmatore del Fereggiano (un lavoratore è stato trovato positivo), e sul cantiere del Bisagno. Ma fra i principali cantieri ci sono anche quelli di riqualificazione dell’ex caserma Gavoglio, al Lagaccio, e quelli per la sistemazione del porticciolo di Nervi. “La linea del Comune – dice l’assessore ai Lavori pubblici Pietro Piciocchi – è che i cantieri debbano andare avanti garantendo comunque le misure di sicurezza previste, è stato firmato un protocollo la scorsa settimana su questo tema e il decreto del governo ha ribadito il principio della continuità delle attività produttive”. D’altronde l’amministrazione si dice “pronta ad accettare eventuali rallentamenti in caso di problemi di approvvigionamento di dispositivi di sicurezza o altro materiale”, prosegue l’assessore.

“I lavori possono andare avanti a patto che si rispetti la distanza di un metro, la presenza di dpi e avvengano processi di sanificazione – spiega Federico Pezzoli, segretario della Fillea Cgil di Genova e Liguria – il problema è che per quanto riguarda l’edilizia tradizionale siamo già fermi perché gran parte delle aziende non sono in grado di garantire le condizioni minime previste dal protocollo siglato fra le parti sociali, parliamo di cantieri mobili, di piccole realtà, dove le linee guida sono difficilmente applicabili”.

Intanto la “madre di tutti i cantieri”, il ponte di Genova, procede nonostante la defezione dell’azienda Cossi di Sondrio e l’assenza di altri operai in ordine sparso. In parte sono stati dirottati da Cociv e Salini Impregilo, parte del consorzio PerGenova, sul viadotto in Valpolcevera operai impiegati nei lavori sul versante alessandrino del terzo valico, in parte sono state organizzate diverse turnazioni.

“Quello che deve essere chiaro – ha affermato il sindaco e commissario Bucci – è che nessun lavoratore è positivo al Covid”. Per ora confermato, per il weekend, il varo della terza e ultima trave da 100 metri, quella che scavalcherà il parco ferroviario del Campasso e per cui sarà necessario sospendere parzialmente il traffico dei treni.

“Bene questo varo, bene rispettare i tempi per non creare ulteriori disagi sul traffico ferroviario – afferma Pezzoli della Fillea Cgil – ma dopo questo fine settimana ci chiediamo se la struttura commissariale e i costruttori non possano riflettere su un rallentamento dei lavori“. Il sindacato ha apprezzato le misure di sicurezza all’interno del cantiere del ponte “all’avanguardia – afferma Pezzoli – dalle mascherine al rilevamento della temperatura, ma il rischio zero non esiste, gli operai non sono sereni e quando non si è sereni si rischiano di commettere errori che possono pregiudicare la sicurezza, al di là del Coronavirus”.