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Coronarivus, l’appello del sindaco Bucci alla città: “Il nemico è subdolo ma tutti insieme ne usciremo”

"C’è bisogno di un sacrificio da parte di tutti ma noi sappiamo che lo facciamo per il nostro futuro"

Genova. “Cari genovesi, la situazione non è facile. Siamo di fronte a un nemico difficile, subdolo e vigliacco perché non lo possiamo vedere con i nostri occhi”. Comincia così l’appello del sindaco di Genova Marco Bucci alla città. Il sindaco che in queste settimane ha scelto di tenere un basso profilo lasciando la parola a chi direttamente si stava occupando dell’emergenza, dal governatore Toti che tiene i rapporti con il governo alle strutture di Alisa alla protezione civile regionale, oggi è intervenuto per dare un incoraggiamento ai genovesi e per ribadire la necessità di rispettare le regole che ci sono state imposte per contendere l’espansione del contagio.

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“Rispettando le disposizioni – ha ricordato – non solo salvaguardiamo noi stessi ma anche coloro che ci stanno vicino e tutti i genovesi. Lo facciamo per noi, per gli altri e per le generazioni future”. Bucci ha ricordato il lavoro dei sanitari che “stanno facendo tutto il possibile per curare chi è stato contagiato e ammalato” ma ha chiesto anche ai genovesi di avere rispetto e attenzione per chi in questo momento controlla che le regole siano rispettate, dalla protezione civile alla polizia locale alle forze dell’ordine: “Ricordiamo che quando queste persone ci fermano per chiederci dove stiamo andando lo fanno per salvaguardare la nostra città e non per darci fastidio”.

“Ci sono limitazioni alle libertà personali, cose che non ci piacciono, attività commerciali che hanno dovuto chiudere temporaneamente – ha ricordato – c’è bisogno di un sacrificio da parte di tutti ma noi sappiamo che lo facciamo per il nostro futuro”

Il sindaco si è rivolto ai commercianti, ai professionisti e agli imprenditori che si trovano al momento le attività chiuse dalle disposizioni del governo: “Usiamo queste settimane – ha detto – per costruire i piani e le strategie che dovremo mettere in campo non appena usciremo dall’emergenza. Solo cosi come è accaduto dopo il ponte Morandi, rimboccandoci le maniche torneremo più forti di prima grazie a quel ‘modello Genova’ che ora è conosciuto in tutto il mondo”