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Busalla, il personaggio: Gianfranco Cannistrà risultati

Il mister del Busalla si mostra a 360°: dal modo di interpretare il ruolo di allenatore al campione in squadra, passando per il coronavirus

Busalla. La chiacchierata con il mister del Busalla, Gianfranco Cannistrà, inizia, gioco forza, parlando di coronavirus.

Non pensi che tutte le decisioni prese in settimana, come ad esempio la sospensione degli allenamenti, potevano esser prese prima?

“Credo che effettivamente certe direttive dovevano essere impartite prima, visto che nelle settimane scorse c’è stata parecchia confusione; tanto è vero che ci siamo trovati ad allenarci (senza giocare la domenica), mentre invece si poteva andare al cinema e nei centri commerciali, dove il rischio era sicuramente maggiore. Comunque, come Busalla, abbiamo preferito astenerci anche dagli allenamenti”.

La tua squadra, ad un certo punto della stagione, giocando il migliore calcio della categoria, aveva forse illuso un po’ tutti sul fatto che avrebbe potuto lottare per il primato o quantomeno essere la mina vagante del torneo… Quali sono stati i motivi che hanno poi portato ad un calo delle prestazioni e soprattutto dei risultati?

“Abbiamo disputato un girone di andata stupendo, giocando un gran calcio, oltre tutto divertendoci e queste prestazioni ci hanno portato ad ottenere ottimi risultati ed a trovarci a stretto contatto con le posizioni di vertice.

Poi ci sono stati un paio di incontri che dovevamo fare nostri (ndr, ad esempio la partita in casa con l’Albenga, dove in vantaggio per 3-0 il Busalla si è fatto raggiungere sul 3-3) e che avrebbero potuto dare un’ ulteriore svolta alla stagione, portandoci a ridosso della vetta. Passato quel momento, a dicembre e gennaio, abbiamo avuto a che fare con parecchi infortuni – due su tutti quelli di Cannone e Tecchiati – che hanno condizionato l’inizio del girone di ritorno, diventato irto di difficoltà. A quel punto, perso terreno, gli stimoli sono un poco diminuiti, tanto che i risultati di queste ultime domeniche ne sono stati la conseguenza. Ciò nonostante, stiamo pur sempre disputando un bel campionato (ndr, quinto posto in classifica), che mi auguro troverà conferma nelle restanti otto partite, in cui puntiamo a toglierci ancora altre soddisfazioni”.

Come ci si relaziona con un giocatore come Federico Moretti, che arriva da categorie professionistiche, quali stimoli hai nell’allenarlo?

“Allenare un giocatore come Federico, è molto bello, nel senso che pur avendo a che fare con un giocatore che ha giocato 250 partite in Serie B, ti confronti con un uomo che, oltre ad essere dotato di classe sopraffina, è un ragazzo serio ed intelligente, disponibile al massimo, tanto da essersi calato ‘nella parte’ nel modo migliore. Questo fatto mi dà molta forza e soddisfazione, quando penso che sto allenando un giocatore che ha fatto il professionista e che mi ascolta e fa le cose come se niente fosse. Moretti ha una mentalità talmente dedita al lavoro, da far sì che per lui sia normale allenarsi in un certo modo”.

Quali sono i momenti, in allenamento e in partita, nei quali ti senti più a tuo agio e senti più tuoi?

“Il mio modo di essere allenatore lo paragono un po’ alla scuola, perché in settimana bisogna studiare, per poi arrivare alla domenica a dare l’esame. La mia fortuna è quella di aver uno staff tecnico ottimo, perché i vari Cristiano Monti, Marco Tabacco, Sandro Campanelli, Riccardo Gallo sono tutti collaboratori che mi aiutano tanto, soprattutto negli allenamenti settimanali, cosicché riesco a fare tante cose e tante valutazioni, che mi portato, la domenica, a cercare di dare qualcosa in più a favore della squadra. Ripeto in settimana dobbiamo essere bravi a preparare la gara domenicale, studiare bene, per cercare di ottenere i risultati migliori”.

Fermo restando che tu appartieni ad una stretta rosa di tecnici tra i migliori in circolazione, nell’intero panorama calcistico della Liguria, dove pensi di poter ancora migliorare?

“Si dice che gli allenatori più passano gli anni e più diventano bravi, penso di aver imparato tanto in questi anni, ma credo di dovermi ancora migliorare nella conoscenza di tante cose. Ad esempio, a livello caratteriale, ultimamente ho fatto un salto di qualità… prima ero molto più impulsivo, mentre ora ragiono molto di più… Un allenatore bravo è colui che sa mettersi sempre in discussione e che pensa di non essere mai arrivato”.