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Spea, 50 posti a rischio dopo il crollo del Morandi. Linea condivisa: “Capro espiatorio di Aspi”

Genova. Oggi incontro fra capigruppo, Fillea-Cgil e le rappresentanze sindacali di SPEA, l’azienda che fino al 31 dicembre 2019 ha esercitato le attività di sorveglianza sulle manutenzioni autostradali di ASPI. La revoca della competenza da parte del concessionario mette a rischio 750 posti di lavoro in Italia, di cui 50 solo in Liguria.

«Una verità scomoda, quella emersa dall’audizione odierna. A seguito del crollo del Ponte Morandi, il gruppo Atlantia-ASPI, concessionario di buona parte della rete autostradale ligure e primo responsabile delle manutenzioni, decide di scaricare tutte le responsabilità su SPEA, ossia l’azienda che svolgeva le attività di sorveglianza. Competenza, quest’ultima, revocata da ASPI a partire dal 31 dicembre scorso; e adesso vengono messe in discussione anche le attività di direzione lavori e progettazione – fa il quadro il capogruppo di Linea Condivisa Gianni Pastorino, presente all’incontro -. Una cosa deve essere subito chiara: i dipendenti di SPEA effettuavano controlli secondo le indicazioni concordate fra i vertici dell’azienda e ASPI, con l’autorizzazione del Ministero delle Infrastrutture. Erano verifiche su manufatti particolarmente deteriorati, come i fatti hanno poi evidenziato: gallerie vecchie di 50 anni, per le quali i protocolli di manutenzione, correttamente applicati dai dipendenti di SPEA, risultavano insufficienti proprio a causa delle contraddizioni e le ambiguità del concessionario».

«Nel momento in cui viene revocata a SPEA la competenza sulle manutenzioni, subentra una nuova ditta che ha più mezzi tecnologici a diposizione e, caso emblematico, riceve da ASPI più margini sulle verifiche. In sintesi: che ASPI voglia rifarsi una verginità a scapito di questi lavoratori è una scelta del tutto assurda – puntualizza Pastorino -. E ancora più assurdo è che si cerchino capri espiatori non fra i gruppi dirigenti di SPEA, che hanno concordato i protocolli di manutenzione, ma fra i dipendenti che hanno cercato di attuarli nella maniera più congrua».

«Il quadro è sotto gli occhi di tutti: profitti cospicui per pochi (e ancor più cospicui per gli azionisti di ASPI); disgrazie e discredito per i dipendenti, che a questo punto rischiano il posto di lavoro a causa di scelte certo non attribuibili a loro – sottolinea Pastorino -. Come Linea Condivisa riteniamo necessaria un’operazione verità. E da parte nostra c’è vicinanza incondizionata nei confronti di questi lavoratori».

«In conclusione, riteniamo debba essere assicurata la clausola sociale, così da permettere ai dipendenti di SPEA di essere riassorbiti dalle aziende che subentrano nelle attività di manutenzione e, in prospettiva, anche in quelle di progettazione e direzione lavori. Faremo la nostra parte affinché si arrivi in aula con un odg unitario – conclude Pastorino -. Prendiamo atto dei tentativi positivi di ASPI: assumere tecnici e incrementare il livello di controllo sulle proprie tratte autostradali è un segnale in controtendenza, dopo anni di inerzia totale. Ma si tratta di scelte tardive, che sicuramente non possono essere fatte sulla pelle dei lavoratori di SPEA».