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Sardine, Santori a Genova: “La foto coi Benetton? Chiedo scusa, siamo umani anche noi” fotogallery

In piazza Petrella a Certosa un centinaio di persone: "Alleanza Pd-M5s alle regionali? Bisogna allargare la coalizione"

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Genova. “Era importante per me chiedere scusa ufficialmente e spiegare che siamo esseri umani, anche noi sbagliamo ma questo non significa che non capiamo le sofferenze in giro per l’Italia”. Mattia Santori viene a Genova e davanti alle Sardine radunate a Certosa, un centinaio di persone in piazza Petrella, ammette che quella foto coi Benetton è stata un errore. Un passaggio quasi obbligato per l’inizio del tour nei quartieri genovesi col leader del movimento che anticipa di qualche ora l’evento di Salvini alla Fiera.

Sardine, Santori a Genova incontra la piazza di Certosa

In realtà i numeri non sono paragonabili. Alla cena leghista ci saranno più di 1.500 persone, mentre nella piccola piazza che guarda in lontananza il nuovo viadotto che sostituisce il Morandi le Sardine sono tutt’altro che stipate. Oltre ai referenti genovesi del movimento ci sono esponenti del Pd (tra cui il presidente del municipio Valpolcevera, Federico Romeo), ambientalisti e antifascisti. In generale pochi giovani, ed è forse l’elemento più distintivo rispetto all’esperienza emiliana.

sardine benetton

“Bisogna avere anche il coraggio di dire scusa, di andare nei posti dove non si è sicuri di essere accettati col sorriso”, dice Santori. Le Sardine lo accolgono con un applauso e tanti selfie. Prima dell’evento con musica e dibattito ha partecipato all’assemblea del coordinamento ligure.

Poco chiare le strategie per le regionali in assenza di schieramenti certi. “L’alleanza Pd-M5s? Sì, bisogna capire come allargare le coalizioni, più che i nomi contano le liste”. Accertato che non ci sarà mai un partito delle Sardine (“Chi si candida non può essere dei nostri, è una regola”, afferma Santori), non è scontato che arrivi un endorsement esplicito: “Non è detto che bisogna schierarsi, difficilmente appoggiamo qualcuno apertamente”. Lo stesso, del resto, è successo in Emilia con Bonaccini. Con piazze che, a dire il vero, restituivano un colpo d’occhio ben diverso.