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Regionali Liguria, ecco perché il voto online sull’alleanza M5s-Pd può diventare una trappola

Nelle prossime ore previsto il via libera di Crimi, ma restano molti interrogativi ancora senza risposta

Genova. Dovrebbe essere questione di ore il via libera alla votazione online che rimanderà agli iscritti del Movimento 5 Stelle la decisione se allearsi o meno col centrosinistra in vista delle prossime regionali. Sul tavolo del reggente Vito Crimi c’è la relazione del facilitatore Marco Mesmaeker sull’assemblea di domenica pomeriggio al Cap, assemblea che ha visto emergere una schiacciante maggioranza a favore del referendum su Rousseau come soluzione al conflitto interno tra i fan di Alice Salvatore e i fautori della grande coalizione anti-Toti.

Ma in attesa che a Roma si accenda il semaforo verde ci sono diversi punti ancora da chiarire. Uno su tutti: a chi sarebbe aperta la consultazione, se si andrà in quella direzione? Non è così scontato, infatti, che il quesito venga posto ai soli iscritti della Liguria. A insinuare il dubbio è stata la stessa Alice Salvatore che in un lungo video su Facebook ha spiegato perché, secondo lei, la votazione sarebbe nazionale.

“Le regole delle regionali per il 2020 parlano molto chiaro: c’è una postilla, un comma, che specifica come dopo l’elezione, tramite votazione online, del candidato presidente, il capo politico si riservi, in conformità con il voto del 25 e 26 luglio 2019, di valutare altre possibili strade sia per proporre un candidato presidente diverso da quello scelto dagli iscritti, sia per una possibile alleanza con liste civiche: no partiti”, sostiene Salvatore.

E dunque “certamente è possibile provare a richiedere al capo politico una votazione che vada al di là delle regole”, che però “non sarebbe più circoscritta alla sola regione di appartenenza, ma sarebbe estesa a tutti gli iscritti del MoVimento 5 Stelle, sarebbe cioè una votazione nazionale data la sua eccezionalità, come lo è stata la votazione per l’Umbria, come lo è stata la votazione per l’Emilia Romagna”.

In realtà il regolamento dice testualmente che “rimane comunque facoltà del capo politico fino all’atto del deposito delle liste proporre eventuali alleanze sotto la sua diretta supervisione, anche prevedendo una diversa proposta di candidatura alla carica di presidente”. Non si parla espressamente di liste civiche, ma si rimanda al voto del 2019. Del resto anche l’uscita di Salvatore potrebbe essere un mero tentativo di fare pressione sui vertici del partito, che hanno già dimostrato di non gradire l’ipotesi dell’alleanza.

Nondimeno la platea più o meno allargata di iscritti potrebbe influenzare l’esito del voto. Nel caso dell’Emilia-Romagna, ad esempio, oltre il 70% si espresse a favore della candidatura solitaria di Benini invece della “desistenza” propugnata da Di Maio, cioè non presentarsi alle elezioni dopo il disastro in Umbria. Una consultazione nazionale su Rousseau, insomma, potrebbe favorire sulla carta la linea di Alice Salvatore, anche se alcuni sostengono l’esatto contrario.

L’altro snodo cruciale sarebbe proprio il quesito. Ai grillini non verrebbe chiesto di esprimersi direttamente sull’alleanza, ma di conferire una sorta di “mandato esplorativo” per un tavolo delle trattative con il Pd e le altre forze del centrosinistra. Tradotto: se vincerà il sì, bisognerà vedere chi andrà a sedersi a quel tavolo e con quali intenzioni. Un negoziato condotto da Crimi e Toninelli, ad esempio, porterebbe difficilmente a un accordo. Sempre che il centrosinistra voglia aspettare tutto questo tempo.

E ancora, cosa succederà nel Movimento 5 Stelle ligure all’indomani del voto? In caso di plebiscito pro Salvatore c’è da immaginarsi che la fronda interna continui, con candidati consiglieri che formalmente dovranno sostenerla e magari muoveranno voti verso il candidato civico del centrosinistra, sperando forse di ottenere posti nella futura giunta. Se alleanza sarà, è invece probabile che la capogruppo faccia un passo indietro, visto che dovrebbe sostenere una campagna elettorale in aperta contraddizione alla linea fin qui tenuta. Insomma, il voto online rischia di trasformarsi in una trappola, in un senso e nell’altro.

In tutto questo è ripreso il toto-candidature. Dopo qualche giorno di assestamento su Ferruccio Sansa, il giornalista del Fatto Quotidiano ha fatto trapelare dubbi e incertezze sulla sua disponibilità. Mossa che ha fatto salire le quotazioni di Aristide Massardo ma che, anche in questo caso, può essere interpretata come strategia per mettere fretta a chi deve decidere. Restano sullo sfondo le ipotesi Comanducci, Anselmi e Bandiera, sponsorizzate a turno da esponenti del centrosinistra che si muovono più sulla base di simpatie personali che di tattiche vere e proprie.