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Regionali Liguria, da Roma il diktat che agita il Pd: “Alleanza possibile, diamo tempo al M5s”

I genovesi vogliono chiudere, ma la segreteria nazionale impone altre due settimane di attesa. Salvatore: "Nulla è scontato", Crimi invoca l'intervento di Grillo

Genova. Se il Movimento 5 Stelle non è mai stato così agitato in Liguria, non si può dire che il centrosinistra viva ore tranquille. L’ennesimo rinvio della decisione sull’alleanza alle regionali ha fatto saltare il tappo nelle stanze liguri del Partito Democratico. Poi però, quando tutti erano pronti a chiudere la porta, è arrivato il tweet di Orlando: “Insistiamo, facciamo il patto civico”. Parole che a Genova hanno creato notevoli mal di pancia. Ma tant’è: “Se il vicesegretario parla, noi ci adeguiamo”, si mormorava oggi in consiglio regionale.

Giovedì o al più tardi venerdì il segretario regionale Simone Farello convocherà tutte le forze del tavolo progressista. La riunione servirà in sostanza per notificare quelle che sono le nuove direttive arrivate da Roma: ancora quindici giorni di tempo, non avere fretta, lasciare aperto ogni spiraglio per una coalizione allargata, quella che offrirebbe più possibilità di vincere contro il blocco granitico di Giovanni Toti.

In via Maragliano sono in molti che vorrebbero tagliare la testa al toro e correre da soli, magari comunque con un candidato civico – invocato più volte dallo stesso Orlando – in grado di calamitare il voto disgiunto dei grillini. Ma per ora il diktat è ferreo: aspettare. Con una giustificazione più che plausibile: nel 2015 il centrodestra schierò il suo candidato l’8 aprile, con due mesi scarsi di anticipo sulle elezioni, e si assicurò la vittoria. La strategia dell’ultimo minuto in quel caso fu proficua. Stavolta, a dire il vero, non si tratta di negare un vantaggio agli avversari, che partono favoriti sulla carta.

Il primo passaggio sarà domenica pomeriggio. Alle 15 si riunisce al Cap l’assemblea del M5s aperta solo agli iscritti. “Sarà un confronto, una riunione non deliberante e non pubblica – ha confermato la capogruppo in consiglio regionale Alice Salvatore, candidata ufficiale eletta online -. Nulla è scontato: è in corso un dibattito e c’è la volontà di trovare una soluzione condivisa. Questo momento lo vedo in maniera molto positiva perché indica che il Movimento è in grado di dare voce a chi vuole partecipare. Sono favorevole anche a rivotare su Rousseau, se fosse necessario un altro momento di confronto democratico”.

Sicuramente la partita non si chiuderà entro questa settimana. Se l’ipotesi dell’alleanza ottenesse una “maggioranza schiacciante” durante l’assemblea, come ha chiarito il reggente Vito Crimi nel corso del tesissimo vertice a Roma di lunedì, la proposta dovrebbe passare ai voti sulla piattaforma online. Ma prima, secondo alcuni esponenti del Movimento, servirebbe almeno un altro passaggio a livello centrale. Una tempistica che in effetti combacia coi “quindici giorni” imposti dalla segreteria nazionale del Pd. Due settimane di tregua, insomma, per lasciare tempo ai potenziali alleati di smaltire i conflitti interni e arrivare a una conclusione del percorso.

Intanto il senatore Mattia Crucioli, uscito dalla riunione sbattendo la porta e subito emarginato con una nota ufficiale del Movimento, chiede l’intervento diretto di Beppe Grillo: “Non c’è una valida ragione al mondo, tranne che quella di rendere quasi impossibile l’avverarsi dell’esito indesiderato dal “capo”, per non utilizzare direttamente il voto su Rousseau al fine di sondare la volontà di tutti gli iscritti – ha scritto su Facebook -. Davanti a tale scempio e prima dell’arrivo delle truppe cammellate, dovrebbe intervenire il garante, che per statuto vigila sui principi del movimento”. E infine la stoccata a Vito Crimi: “In attesa di superare l’istituto del capo politico (sostituendolo con un organismo collegiale), è meglio averne uno vero”.

Sulla sponda di centrosinistra si vocifera che il suo passaggio a un altro partito sia ormai imminente. In realtà nessun pentastellato ligure, per ora, si dichiara pronto a lasciare il Movimento piuttosto che affrontare una campagna elettorale a sostegno di Alice Salvatore, finita in minoranza almeno tra gli eletti in Regione e in Parlamento. Scenari, insomma, che restano più che mai incerti e aperti a qualunque ribaltamento di fronte. Compresi quelli sul candidato. Il nome di Ferruccio Sansa è quello che riscuote più consensi, ma tanto nel Pd quando nel M5s c’è chi ha mostrato di avere altre preferenze. E non è escluso che alla fine possa arrivare una sorpresa.