Impasse

Regionali Liguria, alleanza Pd-M5S appesa a un filo: i dem tentano l’ultima carta

Alla vigilia dell'incontro a Roma tra Toninelli, Crimi i parlamentari liguri e Alice Salvatore il rischio maggiore per il fronte anti-Toti non è una decisione negativa ma una non decisione

Genova. E’ appesa a un filo la possibilità di un’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni regionali in Liguria. Ma dietro l’incontro di oggi, giovedì, a Roma tra i pentastellati si cela un rischio ancora più grande, rispetto al no, per il fronte anti-Toti. Ovvero che non arrivi alcuna decisione. E c’è chi suggerisce che di fronte a un procrastinarsi dell’incertezza il Partito Democratico, da settimane a piena disposizione dei potenziali alleati, potrebbe spazientirsi e far saltare il banco.

Ed è per questo che il ragionamento sui nomi dei possibili candidati, nel centrosinistra, non si è affatto assestato sul nome di Ferruccio Sansa. Intanto perché il profilo del giornalista alletta parte della base del movimento, ai parlamentari pentastellati e non è inviso al fondatore Beppe Grillo ma non piace alla portavoce in consiglio regionale Alice Salvatore e neppure al “facilitatore” Danilo Toninelli. Meno intransigente il parere del reggente del partito Vito Crimi. Crimi, Toninelli, Salvatore insieme ai parlamentari si sederanno attorno a un tavolo domani, e non che sia un tavolo solo, per sondare le acque e tentare di prendere una direzione univoca.

In questo quadro suona quasi come un estremo, eclatante gesto di distensione un passaggio, nel comunicato diramato oggi dal Pd genovese sulla bufera Oliviero Toscani, relativo alle concessioni autostradali. Un episodio quello delle parole del fotografo, dicono i dem, che “conferma la necessità che lo Stato non conceda più di gestire il bene pubblico a gruppi industriali e finanziari che stanno dimostrando di aver anteposto il profitto all’interesse pubblico e alla dignità umana”. Certo, non si parla letteralmente di revoca delle concessioni ai Benetton ma è la frase più vicina a quel concetto mai espressa dal Partito Democratico. Sul piatto, gronda a parte, ci sono insomma tutti gli elementi di incontro possibile.

Al momento tuttavia le quotazioni dell’ognun per sé sembrano essere più alte rispetto a quelle dell’accordo giallorosso. Persino in area centrodestra c’è una sostanziale tranquillità in tal senso. Nel caso l’ago della bilancia pendesse per l’alleanza con il Pd la decisione dovrebbe passare prima attraverso gli iscritti del Movimento 5 Stelle e a una nuova votazione su Rousseau.

In tale impasse restano diversi i nomi sul taccuino delle segreterie, locali e romane, del Pd. Quello di Sansa, innanzitutto, che potrebbe rivelarsi valido anche in caso sfumasse l’alleanza (molti M5S lo voterebbero come presidente con il voto disgiunto), quello di Aristide Massardo, le cui quotazioni sono in calo, ma che resta di fatto l’unico a essersi reso disponibile e a cui comunque nessuno ha mai detto no. Anche l’ex preside di Ingegneria, inoltre, gode della stima di Beppe Grillo. La sindaca di Sestri Levante Valentina Ghio e il manager Paolo Bandiera sembrano più desiderata di varie anime interne alle segreterie locali di partito. L’altro nome forte, se Pd e M5S ballassero da soli, è quello del ministro Andrea Orlando. Che comunque è uno dei primi sostenitori dell’ipotesi Sansa e dell’alleanza in chiave anti-Toti.

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